Statali: alle autority ricchi stipendi, ai Comuni tutti pezzenti

In dieci anni (2012-2022), ai colleghi che hanno la fortuna di lavorare presso le autorità indipendenti, sono stati riconosciuti incrementi salariali del + 41,2% (lordo), marcando un adeguamento reale al costo della vita del +23,9% (netto in busta).

Di converso, i pari ordine del settore autonomie locali (Regioni e Comuni), hanno registrato una sperequazione senza precedenti nella storia dell’impiego pubblico con adeguamenti del + 7,9% (lordo), sottostimati in ragione del costo della vita nella misura del – 5,4% (meno al netto in busta)!

Nemmeno a parlarne per il salario di merito o risultato che dir si voglia. Todos caballeros, certifica il conto annuale della RGS. Tutti eccellentissimi e manco un pigro, un indolente, un infingardo a cercalo con le unità cinofile. E’ cosi che i qualificati, i capaci e volenterosi si sono messi in coda al settore privato dove dopo mezzo secolo possono trovare quelle garanzie di carriera e sicurezza sociale (dallo “smart working”, ai benefit, alla sanità integrativa), che un tempo furono prerogativa del pubblico impiego. Per essere tutti uguali, siamo finiti quasi tutti in miseria eccenzione fatta per gli assistenti agli organi istituzionali ed alle insindacabili autorità indipendenti.

Un patrimonio di scienza, esperienza e competenze si sta avviando alla rottamazione. A distanza di 35 anni dalla caduta del muro di Berlino e ad oltre trent’anni dal D.Lgs. n.29 del 1993 che prese il nome improprio di privatizzazione del pubblico impiego, siamo ancora qui a mistificare pratiche e mezzucci da basso impero; a mendicare qualche centesimo di salario accessorio ad ogni tornata contrattuale da dividere su una platea di eguali piuttosto che rivendicare i sacrosanti meriti con uno stipendio indicizzato alla qualità del lavoro svolto certificata dalla soddisfazione di ultima istanza della quantità di utenti per i quali lavoriamo. Esattamente i cardini di merito ai quali risponde il lavoratore del settore privato.

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