Siamo arrivati all’ultimo scorcio del 2025 ed oramai si sono consolidate le misure previste nella Legge di Bilancio 2026 che incideranno sugli stipendi dei dipendenti pubblici a partire dal prossimo anno: la riduzione dell’aliquota IRPEF (dal 35% al 33%) per il secondo scaglione (28.000€-50.000€) e la detassazione del salario accessorio/premi di produttività (ad esempio, con un’aliquota simbolica dell’1%). Queste misure sono state sbandierate come un significativo recupero del potere d’acquisto.
50 euro di rivoluzione fiscale
La tanto annunciata “rivoluzione fiscale” si traduce, in termini netti, in un aumento medio che, sommando taglio IRPEF e detassazione accessoria, raramente supera i 50-60 euro mensili per un dipendente medio. Un incremento “contenuto ma stabile,” come è stato definito, che non basta a coprire il tasso di inflazione registrato né a sanare la voragine salariale accumulata negli anni.
la sai l’ultima sulla perfomance?
L’operazione è un “contentino” trasversale, non un riconoscimento al merito. Il beneficio è massimo proprio sulla fascia di reddito medio-alta, confermando la tendenza a non investire strutturalmente nelle retribuzioni più basse. Si parla di detassazione dei premi di produttività, ma la verità è che nella maggior parte delle PA i sistemi di valutazione della performance rimangono una “finzione burocratica” che distribuisce premi a pioggia, svuotando il concetto stesso di produttività.
Mentre il Governo si congratula per aver concesso 50 euro in più, la vera “truffa di Stato” (come la chiamano i sindacati di base) sui TFR e TFS dei dipendenti pubblici continua a essere ignorata dalla Legge di Bilancio. Migliaia di lavoratori in pensione devono ancora attendere anni per ricevere quanto hanno maturato, spesso a condizioni finanziarie svantaggiose. Questo “furto legalizzato” dello Stato sul denaro dei propri lavoratori è il vero scandalo di cui i media ufficiali parlano troppo poco.
la liquidazione sequestrata dai Fondi complementari di comparto a fine rapporto
Per tacere poi dei fondi di previdenza complementare. Il TFS declassato a TFR e traferito alla gestione approssimativa dei Fondi di comparto dai rendimenti quasi sempre inferiori agli interessi maturati presso Inps. Fondi dei comparti pubblici ai quali è consentito al termine del servizio attivo di sequestrare nella misura del 50% le quote accantonate dai lavoratori. Praticamente, cimiteri per gli elefanti dei partiti e del sindacato, che per garantirsi un futuro, trattengono metà della liquidazione maturata dai lavoratori contro ogni regola contabile e di buon senso, per restituirgliela in miseri ratei parcellizzati annualmente come se a ciascun impiegato pubblico fosse garantito di campare 100 anni.
