gli Statali non temono la IA, è la UE che li zavorra

Lo spazio UE che nasce come area di libero mercato, innovazione e progresso, ha finito per mano dei suoi ideologizzati burocrati palesemente condizionati dalle politiche dei Governi egemoni che di fatto ne orientano le direttive, per trasformarsi in un continente di consumatori dipendenti dalle importazioni. Nel nome della competitività e del rigore, feticcio dell’ordoliberismo, dopo aver rarefatta ogni potenzialità industriale e produttiva, l’Unione Europea si è ridotta ad organismo regolatorio di ultima istanza. Sostanzialmente, l’Europa non si cura più del destino della sua classe lavoratrice, ma è diventata il cancelliere del mercato specializzato nella redazione di dettagliati regolamenti che nel campo delle moderne tecnologie, già alla promulgazione, si rivelano superati dall’impetuoso avanzamento tecnologico che pur vorrebbe regolamentare e mettere sotto tutela. Una rincorsa affannosa che a ben vedere ha declassato il vecchio continente, un tempo, neppur tanto remoto, seppe scrivere da protagonista la storia. Oggi, non inventa, non fabbrica, non produce più nulla. Compra dall’America e dall’Asia impoverendo intellettualmente le sue masse che perdono in capacità, abilità e conoscenza. In parole semplici: stiamo diventando i nuovi analfabeti del terzo millennio. Una condizione che comincia a squadernarsi anche a video delle postazioni di lavoro degli uffici pubblici. Al forum PA 2024 infatti, il dibattito è entrato nel vivo denunciando i colpevoli ritardi della Pubblica Amministrazione in tema di intelligenza artificiale.

IA, che se negli altri settori economici si sta rivelando un fattore determinante di sviluppo ed un motore di efficentamento delle aziende, nelle Pubbliche Amministrazioni italiane è viceversa ritenuta un elemento destabilizzante degli equilibri consolidati in tema di trasparenza, affidabilità, stabilizzazione del fabbisogno. Per ciascuna di queste eventualità, i timori sono della classe dirigente perché, come svela una recente ricerca di politico non sono i lavoratori a temere l’intelligenza artificiale, quanto piuttosto i Governi che temono che l’algoritmo sottragga loro sfere d’influenza e piuttosto che trovare risposte pensano di riuscire ad irregimentare ciò che semplicemente dà voce al pensiero critico

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