Da chi va in cura lo psicanalista depresso? Ve lo siete mai chiesto? Da un altro collega psicoterapeuta. Analogamente a quanto accade ai dottori di medicina che si fanno prescrivere le ricette da un altro collega medico. E da chi portano i genitori alla moda il figlio unico pigro, indolente ed infingardo che non ne vuole sapere di studiare; che marina la scuola e prende brutti voti in pagella? Un tempo, neanche poi così lontano, lo avrebbero preso per le orecchie e lo avrebbero trascinato in classe dal professore. Oggi, invece, lo portano dallo psicoterapeuta il quale, come è noto, nemmeno ci pensa di correggere la condotta dello studente svogliato. Scherziamo? Sarebbe una inaudita violenza nel nostro mondo che gira al contrario. A seguire le moderne “pedagogie” della psicanalisi, i somari svogliati vanno assecondati e compresi. Poverini, sono organismi geneticamente modificati dallo “smartphone” sostiene il luminare della psicanalisi infantile Ammanniti. Strumento diabolico che pur potrebbe essere adoperato per studiare ed invece si lascia che i ragazzi lo usino esclusivamente per giocare. Non si possono mica contraddire! Il trauma sarebbe devastante e così, giorno dopo giorno, non riuscendo a battere l’intelligenza artificiale, finiscono per alienarsi del tutto diventando irrequieti, frustrati e falliti. Ed allora che cosa può fare di meglio il luminare psicologo se non rispolverare freudianamente dal subconscio rosso (per il pudore), la vecchia ricetta del lavoro di gruppo? Così, a forza di pensare la scuola alla stregua di una ludoteca, non li bocciamo alla primaria per non traumatizzarli da piccoli; non li bocciamo alle medie perché sono in preda agli ormoni della pubertà; non li bocciamo al liceo per non frustrare i loro sogni di gioventù e finiamo per ritrovarceli amorevolmente in corteo contro le Forze dell’Ordine all’università che certifica il fallimento del nostro sistema istruzione istituendo corsi di italiano per italiani madrelingua pur di insegnargli a scrivere e riuscire a fargli entrare nelle fragili testoline di bamboccioni viziati, almeno qualche risposta esatta che gli permetta di prendere una laurea a quiz quasi fosse una patente per la contemporaneità.

“Blog di critica e informazione”, leggo in copertina.
In quest’articolo non leggo né l’una né l’altra: leggo solo lo sfogo di una persona, frustrata perché il mondo gira “al contrario”… al contrario rispetto al sistema valoriale soggettivo dell’autore dell’articolo, al contrario rispetto alle metodologie che probabilmente l’autore adotterebbe, non avendo gli strumenti cognitivi per comprendere le alternative che vengono proposte – e non avendo gli strumenti par comprendere la ben più ampia e complessa situazione di cui nell’articolo viene descritta (o meglio, banalizzata) solo una parte isolata.
Gran bel pezzo, bro.
Carissimo. Probabilmente non abbiamo gli strumenti cognitivi per comprendere, ma abbiamo occhi per vedere i risultati delle moderne pedagogie ed orecchie per ascoltare deficienze ad ogni tentativo di verifica