E’ bastato un attimo ai dipendenti dello Stato e delle Amministrazioni periferiche per diradare la nebbia dei proclami trionfalistici e dei titoli di giornale: il saldo del conto corrente. Un touch allo smartphon ed ecco apparire dall’internet banking i numeri spietati ed incontrovertibili sugli ultimi rinnovi dei contratti.
Il paradosso del cuneo fiscale: più guadagni, meno porti a casa
Il primo grande inganno si consuma sul terreno della tassazione ordinaria. Moltissimi dipendenti pubblici inquadrati nelle ex aree seconde (oggi Assistenti) o all’inizio delle ex aree terze (Funzionari) si sono trovati tra le mani, un pacco ben confezionato: la perdita dei benefici fiscali sul cuneo contributivo.
Il sistema degli sgravi contributivi prevede infatti soglie rigide (i famosi tetti di 25.000 e 35.000 euro lordi annui). Con l’inserimento dei nuovi aumenti contrattuali sul tabellare, migliaia di lavoratori hanno superato queste scoglie invisibili anche solo di pochi euro. Il risultato? Un paradosso intollerabile: l’aumento del lordo in busta paga ha fatto decadere il diritto allo sgravio, traducendosi in un netto mensile che in alcuni casi si è rivelato addirittura inferiore rispetto a prima del rinnovo. Più responsabilità, più ore di servizio, meno soldi in tasca.
la sforbiciata portata ai rinnovi dall’inflazione
Se confrontiamo poi la percentuale degli incrementi contrattuali con l’andamento reale del costo della vita, la perdita del potere d’acquisto emerge in tutta la sua gravità:
- L’aumento contrattuale: gl’incrementi medi lordi si attestano tra il 5,4% e il 5,8%.
- L’inflazione reale: l’indice dei prezzi al consumo (dati ISTAT) ha registrato una fiammata che ha superato il 15% nel triennio di riferimento.
Questo significa che i contratti attuali coprono a malapena un terzo dei rincari reali che i lavoratori hanno subito al supermercato, sulle bollette energetiche e sui mutui. Non si tratta di una “valorizzazione del personale”, ma di un parziale e tardivo risarcimento che lascia scoperto un buco del 10% sul potere d’acquisto reale dei dipendenti pubblici.

Il muro del trattamento accessorio
A pesare come un macigno sul futuro degli stipendi c’è il famigerato vincolo dell’ articolo 23, comma 2, del Decreto Legislativo 75/2017. Una norma che blocca il tetto dei fondi per il salario accessorio (le risorse decentrate destinate a produttività, turni e indennità). Senza lo sblocco di questo tetto da parte del legislatore, anche gli enti più virtuosi si trovano le mani legate: non possono integrare un solo euro per premiare il personale, nonostante le piante organiche siano ridotte all’osso e il carico di lavoro sia raddoppiato per via dei progetti legati al PNRR
