Comune di Bologna, linee guida di una dotta somara

L’Amministrazione comunale della dotta Bologna, ha deciso di sciaquare il volgare di Dante nel canale Reno, in nome della semplificazione e della trasparenza. Non avendo alcun altro problema stringente da mandare a soluzione, ha impiegato un nutrito “gruppo di lavoro tecnico interno e trasversale coordinato dal settore Innovazione e semplificazione amministrativa“, al fine di insegnare a dirigenti ed impiegati, una nuova sintassi degli atti amministrativi che punti ad una grammatica selettiva del genere e metta al bando il maschile universale. Come se maschi e femmine, di cui è composto il genere umano, non si riconoscessero tutti eguali. E già quella maiuscola per innovazione, nome comune segnato nella intestazione, la dice lunga sulla sapienza ispiratrice del gruppo di lavoro che pretende di rinviare alle elementari istruttori, funzionari e dirigenti della Amministrazione di Bologna, da sempre ritenuta la città d’Italia democratica per antonomasia. Tanto democratica ed avanzata nei diritti, da imporre ai suoi dipendenti un idioma artificiale ed artificioso, la cui struttura è stata eretta su carta da un gruppo di stolti ideologi che pensano di poter cancellare con tratti di penna, secoli di storia della letteratura italiana e formulare linee guida per una morfologia che non trova riferimenti nel più vasto patrimonio linguistico mondiale, quello che informa la nazione italiana insieme al Cristianesimo ed a pochi altri elementi culturali. Non è una questione per puristi della lingua. Basta riflettere per comprendere che tra i talebani impegnati a distruggere le effige della storia precedente l’avvento del profeta ed il gruppo di lavoro impiegato a riscrivere gli atti in stile ridondante, complesso, cacofonico, incomprensibile, tedioso ed in ultima analisi illegibile, non si colgono differenze. Sarà stato un caso la circostanza che vede la profeta promotrice delle nuove linee guida idiomatiche in una italocanadese? Quello stesso Canada dove impera l’idiologismo della cultura “woke“? Rivolgiamo qui, a tutti i colleghi del Comune di Bologna, l’invito a non tenere in alcun conto le linee guida della grassa ignoranza. La lingua è sì un corpo plastico che si modella nel corso dei secoli anche con l’ausilio del parlato, ma non è decretata da assemblee elettive o peggio da commissioni di lavoro istituzionali. La sintassi di un idioma, la sua grammatica, la sua morfologia, non sono dettate dalle tavole della legge, tanto meno da decreti, direttive e linee guida di presunti diritti, ma si rilevano dai suoi classici. Sono dedotte, codificate e sistematizzate dalle stesse opere, dagli scritti, dai testi che nel corso dei secoli hanno assunto una valenza riconoscibile e riconosciuta nel panorama culturale universale. Ridicolo pensare di scrivere un regolamento comunale della lingua in uso alla Repubblica italiana e parlata dalle genti italiche. Per capirci, pensate che un testo scritto in simile italioto, possa davvero riuscire un capolavoro letto, compreso e fissato dal mondo intero quale patrimonio della letteratura, del pensiero e dell’arte italiana? Non osiamo immaginare e fare i conti delle ore di lavoro sottratte ai servizi operativi e delle migliaia di euro dilapidate in compensi per scrivere una simile sciocchezza. Pala e badile, forza, andate a faticare!

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