no work, no smart, il nuovo Pola indigesto alla Cgil

Chi non lavora, rientra in ufficio. E’ quanto prevede il nuovo POLA della Dadone, piano organizzativo del lavoro agile. Lapalissiano. Ineccepibile. Eppure, alla Cgil non va bene. Qualcuno sosteneva che il vecchio Landini, al tempo degli “smartphone”, restava ancora affezionato al gettone telefonico della Sip. Sarà così anche per la giovane Sorrentino? Appena qualcuno si azzarda a voler misurare le prestazioni con strumenti obiettivi, perché tali sono le applicazioni gestionali informatiche, ecco che la Confederazione Generale del Lavoro settore pubblico, salta in piedi come un sol uomo e denuncia la restaurazione meritocratica di brunettiana memoria, che s’ispirava al buon senso: valuto la resa del tuo apporto ed in ragione dei risultati ti riconosco i meriti in moneta. No. Non va bene. Diamo invece a Brunetta, miglior Ministro della Pubblica Amministrazione fin qui visto, quanto di meglio ha cercato di far digerire ai burosauri degli apparati Statali al fine di raggiungere una concreta parità di trattamento col settore privato perché l’eguaglianza fosse declinata non solamente nei diritti, ma anche nei doveri del pubblico impiego. Furbi e scioperati, per la Cgil invece, pari sono e pari dev’essere la loro remunerazione. D’altronde, che cosa ci si poteva aspettare da quanti pur operando in un tempo di crisi epocale, in un settore tutto sommato che gode ancora di ampie tutele, mentre tutt’intorno c’è il deserto produttivo e la fame più nera dei lavoratori autonomi e delle imprese, non piu’ tardi di qualche settimana, proclamava uno sciopero manco vivessero su Marte e guardassero alla terra come un pianeta da civilizzare? La crisi pandemica non ha fatto solo gravi danni all’economia italiana, ma è stata un occasione inaspettata per innescare un processo virtuoso di innovazione del lavoro e del costume sociale, che soprattutto nelle P.A. non sarebbe stato possibile implementare così repentinamente, se non per l’appunto, sotto minaccia di un virus letale come è il covid-19. Diamo atto alla Dadone quindi di aver compreso la contemporaneità nella quale necessariamente anche la Pubblica Amministrazione è costretta malgrado le resistenze, ad operare. Se ne facciano una ragione i cartonai. Il virus ha irrimediabilmente “infettato” gli apparati di buon lavoro; lavoro agile a distanza. Ecologico, a basso costo, efficace, efficiente, che risponde agli utenti in tempo reale e soprattutto, misurabile. Per la prima volta, nelle valutazioni di performance, le simpatie e l’appartenenza difficilmente troveranno cittadinanza. Gli impiegati saranno valutati dagli algoritmi incontrovertibilmente per “records” e spazi d’archivio occupati.

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