mentre Milano dorme ancora, Sala la riporta in ufficio

Era lì disponibile da circa quindici anni la tecnologia per lavorare a distanza, ma la sola capace di vincere le resistenze degli apparati ad ogni cambiamento che va ad incidere sulle rassicuranti consuetudini, è stata la micidiale epidemia. Di punto in bianco ci ha costretti a tuffarci nel mare aperto del lavoro agile e pur pensando di non saper navigare, siamo riusciti a mantenere la rotta ed a garantire continuità al lavoro. Non fosse stato per il covid, i datori di lavoro sia pubblici, sia privati, in Italia avrebbero sicuramente rinviata ancora a lungo l’implementazione su larga scala del lavoro a distanza che efficienta ed ottimizza le prassi amministrative; decongestiona le città; cura le depressioni e riduce le frustrazioni; sottrae i fragili all’odioso fenomeno del mobbing; restituisce una vita al lavoratore che responsabilizzato, ritrova motivi di impegno e rendimento. Ebbene, che cosa fanno le Pubbliche Amministrazioni di fronte alle mutate condizioni di produzione? Piuttosto che promuovere la modernizzazione, finalmente, della dotazione strumentale e delle reti di lavoro, richiamano inutilmente i lavoratori al carnaio degli uffici in tempo di ripresa pandemica coi contagi che si diffondono a macchia d’olio. E’ accaduto al Comune di Milano dove il Sindaco Sala, probabilmente non pago dei morti di Bergamo che aveva ceduto alle pressioni di confindustria, tenute aperte le fabbriche e consentito al virus di girare indisturbato a marzo ultimo scorso, ha pensato che potesse essere assistito dalla fortuna ed ha richiamato gli impiegati in agile al rientro negli uffici di Palazzo Marino sin da oggi, lunedì 5 ottobre 2020 cedendo verosimilmente alle pressioni di confesercenti. Si, avete letto bene, il Direttore Generale del Comune di Milano ha dato disposizioni per il rientro in presenza nel mentre si registra il riacutizzarsi dei contagi in mancanza di un vaccino, in assensa di una cura efficace. Come se il progresso non fosse tale perché apporta modifiche profonde alle condizioni di produzione e mutazioni radicali alle modalità di lavoro. Come se nelle storie economiche delle civiltà, fosse stato possibile rimuovere le conquiste intervenute e nel frattempo ritornare ai bei tempi andati felici e spensierati. Sconcerta che ciò accade nella capitale economica d’Italia; sede della borsa italiana; cuore degli affari che alimentano l’economia della penisola. Che fine ha fatto la proverbiale fede nel mercato dei bauscia? Allora dobbiamo pensare che ci si richiamava al mercato solo perché andava a gonfie vele? Distruzione e creazione di nuova ricchezza, non è più il postulato della cultura meneghina? Tanto accade al Comune di Milano e non potrà non avere riverberi almeno nei restanti Comuni metropolitani dell’Anci a dimostrazione che nel nostro paese le Autonomie locali si risolvono in totali fallimenti. La contiguità tra centri decisionali ed organizzazioni di interessi condizionanti, procura danni spesso irreparabili a Bergamo, come a Milano od in un qualunque altro Comune o Regione d’Italia. Sala pensa di salvare il commercio a dettaglio coi mille euro di stipendio che i comunali portano in tasca la mattina negli autobus per recarsi in ufficio piuttosto che sviluppare idee per adattare al nuovo scenario economico le modalità degli affari. Non è stata forse questa, caro signor grande “manager” di Expo, la caratteristica per la quale il capitalismo ha vinto la sua battaglia sul socialismo collettivista?

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