si ritorna a far carriera, fra mille proroghe

La riforma Brunetta, l’ultima vera riforma del pubblico impiego scritta in lingua italiana, pur fra i tanti meriti riconosciuti per aver accorciato le distanza tra i mondi del lavoro pubblico e quello del settore privato, aveva per eccesso di zelo, cancellata la sola clausola di parità sostanziale tra i due differenti datori di lavoro: le carriere interne. Cioé la possibilità di fidelizzare i dipendenti e motivarli a dare il meglio di sé valorizzando l’impegno e le competenze acquisite sul posto di lavoro con la progressione in carriera. Ebbene, il D.Lgs n. 150/2009 finalmente, dopo aver paralizzato le carriere nella Pubblica Amministrazione e demotivato ogni slancio alla formazione continua di cui si è fatto sempre un gran parlare ed alla assunzione di responsabilità superiori alle mansioni per ragioni pratiche di servizio a garanzia della continuità e spesso della efficienza stessa dei servizi offerti alle utenze dei settori più disparati, pare avviarsi al superamento con la tarda, parziale e temporanea restaurazione della leggittimità di selezioni riservate ai dipendenti di ruolo in possesso di titolo, nella misura del 30% dei posti da mettere a concorso pubblico. Dopo aver impoverito e fatto invecchiare una intera generazione di lavoratori assunti nel pubblico impiego sul finire degli anni ’90, finalmente, se non intervengono ulteriori ripensamenti, il Decreto Milleproroghe dovrebbe concedere fuori tempo massimo, una soddisfazione a quanti da anni svolgono con dedizione mansioni ad elevato contenuto professionale e tecnologico pur restando con la busta paga di uno scopino. Scritto con il massimo rispetto per il nobile lavoro svolto da quanti sudano e faticano per portare a casa uno stipendio meritevolmente rispetto a quanti, seduti alla scrivania, lamentano condizioni di disagio fondamentalmente pretestuose.

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