titoli: dell'anno 2008; dell'anno 2009; Sanità, una brutta pagella; La Casta Dirigente; Mennea Non Corre Più; prof. Giustiniani

La trasparenza fa paura

A qualcuno la trasparenza totale fa paura! Evocherebbe nientemeno che il sogno di ogni dittatura: la casa di vetro! Il controllo di tutti su tutto che impedisce ogni spazio di libertà (leggi da pag.15). Per la verità il sogno di ogni dittatura è la censura totale che permette il controllo totale di ogni azione sociale sgradita al potere ad esclusivo interesse di pochi "riservati". Invece ci domandiamo in maniera molto trasparente e chiara perché dobbiamo con le nostre tasse che vengono direttamente dal sudore poco trasparente e puzzolente della fronte, pagare e tenere in piedi questi complessi quanti inutili apparati che sembrano messi apposta per ostacolare ogni ricerca della verità ed il raggiungimento di ogni possibile Giustizia sociale e civile. Ci sfugge del tutto infatti la logica per la quale non possiamo conoscere il nome ed il cognome di un dirigente, il titolo di studio che gli consente di sprofondare su una comodissima poltrona e le ragioni per le quali giustifica ed asserisce di guadagnarsi il lauto stipendio da 100mila euro che dobbiamo accreditargli. Secondo questi "privati" e "riservati" dovremo pagarlo con le nostre tasse e non sapere perché. Muti e riservatissimamente ad esempio, dovremo pagare la più salata delle tasse sui rifiuti e non sapere e non comprendere perché a qualche centinaia di Km lo stesso servizio costa la metà. No, non possiamo saperlo! Una volta eletto o nominato chi spende i nostri soldi deve avere la libertà di farlo senza essere criticato. Sarebbe come sostenere che non è possibile chiedere all'idraulico conto della sua fattura nonostante il nostro bagno sia ancora allagato. Beninteso: non ci interessa minimamente sapere se il nostro uomo sia gay, sia sposato od abbia cambiato sesso ma che sappia ripararci il bidet quello si! Eccome. Paghiamo la fattura delle tasse puntualmente. Ed invece no, per comprendere che non possiamo chiedere all'idraulico le misure della sua dotazione perché questo potrebbe arrecargli un danno ingiusto, c'è bisogno di una autorevole voce che studia, consulta, rende pareri e giunge sempre alla stessa conclusione: state zitti, altrimenti si offende! Ed attenzione, il silenzio deve essere proprio totale, assoluto, non deve volare una mosca: i giornali devono distruggere, sostiene la nostra autorevole autorità, le loro pagine digitali perché loro devono essere liberi di dimenticarsi e rimuovere ogni malefatta passata in maniera tale che noi a distanza di pochi anni non possiamo conoscere la storia personale del nostro buon assessore o del nostro bravo dirigente che magari per paura s'informerà, senza privacy, sulla nostra dotazione organica così, per sapere. Lui. Ma noi non possiamo sapere quello che ci interessa di Lui e non potremo nemmeno ricavarcelo dalle pagine dei vecchi giornali perché l'autorità ha deciso per il suo bene di cancellarle. Insomma, pare proprio che la dittatura non realizza più "case di vetro" ma ci Garantisce "case ad isolamento acustico". cf.01072010

il prof. Giustiniani, Ordinario di Filosofia teoretica e titolare di Filosofia della religione, già intervenuto  in passato su queste pagine ci segnala una recente riflessione sulla cultura del silenzio circa le molestie sessuali  divenuta purtroppo egemone in territori Consacrati come in contesti laici e per i quali il tempo di tacere è scaduto. Al prof. Giustiniani va il nostro GRAZIE più sincero Ricevute

Mennea non corre più

Mennea ha corso per circa 20 anni ed ha partecipato a 5 Olimpiadi; ha battuto 2 primati mondiali, 8 primati europei, e stabilito 33 record nazionali.
Nel 1979 stabilì il record del mondo nei 200 metri piani in 19”72, rimasto imbattuto oltre 16 anni.
Oggi Pietro Mennea ha 58 anni, chi potrebbe pensare di chiedergli di misurarsi con un trentenne in attività senza offenderlo e mortificarlo ingiustamente?
Ma la serietà, il rigore, la compostezza, l'incommensurabile esperienza farebbero di Mennea la fortuna di qualsiasi società sportiva che intendesse assumerlo in qualità di direttore tecnico.
Ebbene, se sciaguratamente Mennea si fosse trovato a 58 anni dipendente di una Pubblica Amministrazione lo Stato, nonostante i suoi tantissimi ed acclarati meriti e risultati conquistati sulle piste, NON gli darebbe alcuna promozione anzi, tutto quanto è stato e tutto quanto ha dimostrato di eccezionale nella sua lunga carriera sarebbe posto sullo stesso piano e livello di un giovane dalle belle speranze che magari frequenta le piste perché non trova la morasa e non ha di meglio da fare. Mennea a 58 anni, per ottenere la meritata progressione di carriera secondo il nuovo principio stabilito dal D.Lgs. n° 150/2009 dovrebbe concorrere dall'esterno e battersi coi ventenni in pieno vigore psico-fisico e sperare di non essere staccato troppo così da riuscire ad entrare nella "riserva" del 50% quando invece con il Suo impegno ed il Suo lavoro ha portato al Primo posto nel mondo la Nostra Nazione.

Bella riconoscenza!
Se Mennea invece, poniamo l'ipotesi, avesse lavorato in una qualsiasi azienda privata certamente questa avrebbe fatto di tutto per garantirsi la Sua bravura e la Sua preziosa esperienza cambiandogli il profilo professionale ed affidando a Lui compiti di direzione, o di guida, o di controllo e quindi di maggiore responsabilità. Insomma, come è logico che sia e come accade in qualsiasi bottega: si inizia da garzone e si finisce per divenire capo, quando si vale. Quando in carriera si è dimostrato di aver raggiunti risultati concreti senza mai arrecare danni; quando si è raggiunto quel grado di competenza assoluto nel proprio campo tale da poter diventare un esempio per i giovani che si affacciano al mestiere.
Tutto questo patrimonio lo si può tranquillamente rinchiudere nello scrigno delle proprie speranze andate perse perché tecnici e politici non hanno saputo o non hanno voluto escogitare un sistema di norme che permettesse ai tanti aspiranti "mennea" della Pubblica Amministrazione di tagliare il traguardo di una vita di lavoro posto al centro della propria esistenza ed al servizio della comunità nazionale.
Non si è saputo o non si è voluto regolamentare un percorso selettivo parallelo che prendesse in esame con strumenti di valutazione concreti, i risultati misurabili magari anche
acquisendo il giudizio della utenza in tutta la vita di lavoro si è però conservata la possibilità di assumere e nominare senza concorso dirigenti funzionali e servili al potere d'indirizzo in gran parte incompetenti e disinteressati al lavoro che sono chiamati a svolgere.

Quando si arriverà a discutere di questi primi due anni di sperimentazione della Riforma per trarne un bilancio ci auguriamo che qualche OO.SS piuttosto che perorare la causa accessoria di salari uguali per tutti sempre e comunque, si faccia valere e magari proclami uno sciopero in difesa dei "mennea" che corrono tutta la vita nei corridoi senza chiedere né medaglie, né salari accessori non guadagnati ma che non vorrebbero ritrovarsi nel banco seduti accanto al proprio figlio e magari essere bocciati perché in quel frangente non ricordano il nome del Ministro impegnati come sono a mandare avanti due baracche: casa e lavoro. 11042010cf./per i mennea del Blog

 

la casta dirigente
Se qualcuno nutriva ancora dubbi sulla utilità di reclamizzare gli stipendi dei dirigenti pubblici questa inchiesta fatta con i soli e semplici strumenti della ricerca in rete, fugherà ogni perplessità.
Con un certo rammarico dobbiamo costatare che insieme ai Blog e tra questi illavoratore, un solo piccolo giornale ha sentito il bisogno di mettere all'attenzione della opinione pubblica
il numeroso esercito di generali spesso, non al servizio dello Stato ma della casta che detiene il potere d'indirizzo e che garantisce la propria prosecuzione elargendo facili quanto favolosi stipendi.
Doverosamente sottolinea l'articolo, i pur abili manager delle imprese private tenuti a portare risultati concreti da mettere a bilancio nella colonna degli attivi, non raggiungono somme così elevate.
Anzi facciamo notare che i nostri eroi inabili agli utili, mettono da parte un bel gruzzolo autocerficandosi reciprocamente i meriti che mai ricadono sul contribuente tenuto solamente a pagare puntualmente ogni anno col 730, vedono poi la loro posizione garantita ed incrementata periodicamente
da contratti generosamente automatici e da incarichi superiori fidati a prescindere dalle capacità dimostrate e dalle competenze accertate.
Si dirà che la riforma istituendo la commissione di valutazione nazionale emanerà a breve criteri meritocratici restrittivi ed eviterà speculazioni ed abusi; noi staremo a vedere. Per il momento registriamo che questi famigerati e specialissimi criteri di valutazione saranno poi acquisiti da altri organismi autonomi locali che a loro volta concerteranno con le agguerrite folle di fannulloni questuanti e produrranno altre norme specialissime di applicazione e tutti alla fine finiranno
per avere un'ottima pagella anche i somari accantonati momentaneamente nella famigerata fascia del 25% di esclusi vedranno i loro "risultati" certificati e timbrati l'anno successivo in un unico criterio che le voci di corridoio già definiscono di "alternanza democratica".
In realtà se si volesse una riforma veramente efficace questa dovrebbe applicare alle figure dirigenziali lo stesso giudizio insindacabile dei cittadini/clienti cui si sottopongono i dirigenti del settore privato.
Produttività, efficienza ed efficacia verrebbero magicamente alla ribalta anche nel pubblico impiego con una selezione naturale che ridurrebbe i costi liberando risorse importanti per i settori più trascurati della organizzazione statale: ricerca, servizi sociali, istruzione e formazione.
Una classe dirigente così selezionata dal "libero giudizio di valutazione" riacquisirebbe anche quel mitico ruolo di guida ed esempio per i salariati che si ritroverebbero liberi dal giogo improprio, inaccettabile ed assolutamente fuori dalla realtà storica contemporanea di dover rispondere a questi bravi non della professionalità e prestazione lavorativa ma della loro esistenza perché ne esca demolita la personalità
e si riesca a prevedere ogni possibile minaccia portata alla gravosa posizione da ricchi fannulloni.
C'è poi un'altro aspetto che però l'articolo non prende in esame e che risulta fondamentale per comprendere
il sistema nel quale ci troviamo a lavorare: la proliferazione degli uffici e cioè quel sottobosco del potere
locale che moltiplica gli uffici per clonazione e garantisce rendite sicure e facili stipendi a coloro che non possono più spendersi sul mercato politico od a quella seconda fila che invece coltiva clientele proprio in virtù degli incarichi cui è stata designata finalizzando quindi in ultima analisi l'indirizzo dei servizi pubblici all'aggregazione di consenso politico.
In questo marciume evidente e sotto gli occhi di tutti, come può e dove deve trovare un lavoratore quella spinta motivazionale a dare il meglio di sé? Ecco spiegata la bassa produttività della P.A. sulla quale tanti sociologi ed esperti giuslavoristi esercitano il proprio intelletto. cf.17022010


 

 

Sanità, una brutta pagella.

La mia pagella ha brutti voti perché non ho studiato anzi, non ho lavorato e non voglio che si sappia in giro.
Potremmo tradurre in termini scolastici con una metafora la pronuncia della Cgil contro il Protocollo d'Intesa che si prefigge di misurare con un nuovo metodo di valutazione, la performance di medici ed infermieri ispirandosi alla Legge dello Stato: D.Lgs.150/2009 nota come Riforma Brunetta.
La Cgil sembra proprio focalizzare la sua avversione sulla nuova "scheda di valutazione individuale" perché questa farebbe emergere il merito individuale e non già la bravura dell'equipe.
Quindi, i brutti voti dell'infermiere infingardo o del medico incapace sarebbero notizie che non riguardano i degenti di tanti ospedali od i malati che invano attendono dagli ambulatori delle ASL una diagnosi puntuale e certa pagando ticket, tasse e contributi al SSN.
Ad essere valutato per la Cgil deve essere come sempre il collettivo e se nel gruppo in due fanno il lavoro di dieci, cosa che accade più spesso di quanto si possa immaginare, questi devono dividere i premi in parti uguali in maniera tale da demotivarsi anch'essi e magari andare a lavorare per le
cliniche private così che la Cgil possa fare la sua politica sindacale e chiedere più risorse per gli stessi fannulloni, operosi solamente quando lavorano sotto padrone.
Se dunque il Protocollo d'Intesa per sperimentare procedure d'implementazione della Riforma al Servizio Sanitario è legittimamente ispirato alle leggi, la "lotta" del Sindacato prende a riferimento dottrine fallimentari che credevano abbandonate per sempre. Ed invece sono di stretta attualità
a leggere i fautori del collettivismo infatti, gli unici strumenti per ottimizzare le prestazioni e la qualità dei servizi sarebbero incentivi garantiti misurati sui risultati del gruppo ma si omette di osservare che negli ultimi decenni il metodo egualitario ha procurato esorbitanti ed insostenibili sprechi ed è tra le cause che hanno contribuito in modo determinante a portare la spesa sanitaria sul limite del tracollo finanziario in certe realtà del Sud; la qualità raggiunta dai "soviet sanitari" è certificata poi dalle migrazioni per cure di migliaia di contribuenti costretti a spostarsi loro malgrado per vedere garantito il diritto alla salute che così tanto sta a cuore ai paladini del metodo partecipativo.
Viene il sospetto che qualcuno è preoccupato di dover mutare stile di vita più che dell'efficienza del Servizio Sanitario se si arriva a sostenere che un accordo decentrato debba disattendere la Legge dello Stato.
Evidentemente si è sbagliato mestiere perché anche le matricole sanno che firmare un contratto contro Legge
rende nullo qualsiasi accordo. cf24012010

titoli: dell'anno 2009; dell'anno 2008; Incrementi per Legge; il Direttore Galattico; Calma, non è successo niente;   Bravi e Senza Tetto; quella p.a. nella P.A.; ci piace, così com'è; VV.F; il lavoratore è in ferie; Riformati per un colpo di sole; Lo Stipendio della Giustizia; Chiose del Prof.Giustiniani ad Ichino

Portavoce della Nuova Frontiera

Sgombriamo subito il campo da ogni possibile dubbio: lunga vita a Silvio Berlusconi!
Non è scappato dopo essere stato aggredito, non si è trincerato pavido ma irto si è fatto vedere per rassicurare la folla e così evitare drammatiche reazioni e pericolose fughe.
Un uomo colpito che non pensa a sé fa di un politico un capo.
Ora che ci siamo chiariti, possiamo venire al tema da trattare più consono a queste pagine: l'anarchia di internet e le soluzioni che si prospettano per il web.
Puntuale è arrivata la richiesta di oscurare siti e Blog che fanno critica adottando un lessico immediato, vivace, spesso aggressivo ed offensivo. Quello per i quali i politici, abituati un tempo ad essere venerati da corti ossequiose disposte a tener su il loro morale, oggi non riescono più ad evitare perché dalle strade e dai bar ci ritroviamo tutti sul web ciascuno a dire la propria ed a sburgiardare le malefatte di questo assessore o a scrivere delle antipatie per quell'onorevole con poco onore.
E puntuale anche la stampa registrata ha colto l'occasione per recuperare tiratura e magari sbarazzarsi di tanta, troppa concorrenza a torto ritenuta sleale ma la cui presenza ha indotto i grandi editori ad offrire prodotti migliori ed i giornalisti ad avvicinarsi alla verità con minore circospezione e più coraggio.
Noi invece non crediamo che sia colpa di internet l'aggressione subita a Milano dal Presidente del Consiglio e non crediamo che possa evitare nuovi pericoli alla sua persona con una montagna di querele ad ingolfare i Tribunali.
Se ciascuno di noi si proponesse di querelare tutte le maldicenze, le falsità, le offese e le ingiustizie che subisce od ascolta sul proprio conto in ufficio, non basterebbe lo stipendio per le carte bollate.
Non ci risulta che il segretario della Cgil FP Podda ad esempio, spesso apostrofato dal Portavoce del Ministro Brunetta come "zuccone", "ultimo giapponese", "confuso" ed altro su comunicati ufficiali del DFP diffusi in internet, abbia o pensi di risolvere il tutto finendo in Tribunale oppure chiedendo al Ministero di oscurare il sito web.
Anzi, notiamo che Podda ribatte "colpo su colpo" portando ed illustrando le proprie convinzioni senza mai trascendere ed è un punto che gli va riconosciuto anche se noi amiamo tanto l'espressività colorita, sopra le righe, efficacissima, comprensibile del Portavoce e non intendiamo rinunciarvi.
Così come le parolacce di Sgarbi veicolano spesso concetti che altrimenti al largo pubblico non sarebbero mai arrivati o le intemperanze di Bossi ci danno il segnale degli umori popolari più veri e genuini, per nulla al mondo possiamo rinunciare alla prosa demolitrice del Portavoce che il Web ha fatto Sua.
Non è la rete ad aver messo in pericolo la vita del Presidente Berlusconi ma le numerose, belle statuine che l'accompagnavano e che un buonismo di maniera ma pericoloso NON ha subito rimosso dai compiti assegnati.
In Italia mai alcuno si dimette, mai alcuno è licenziato per negligenza soprattutto nel pubblico impiego, si evita finanche di trasferire per non urtare le sensibilità pseudodemocratiche. Siamo Cattolici, siamo brava gente e non roviniamo i padri di famiglia ma poi ci battiamo il petto quando tutto diviene irrimediabile.
Ministro Maroni, addestri bene i suoi uomini piuttosto che perdere tempo ad oscurare il web. Faccia in modo che siano capaci di reagire ad ogni pié sospinto, che non relazionino in maniera confidenziale con le personalità che devono proteggere perché restino sempre vigili ed attenti senza indulgere a concessioni amichevoli.
La sicurezza non dipende dalla parola diffusa a mezzo del Web ma dalla professionalità degli uomini che ad essa sono destinati.
Speriamo che si possa continuare a scrivere ed a farsi leggere quando si ha qualcosa da dire o da portare a conoscenza
perché la verità anche se furente NON impedisce la sicurezza ma anzi le si schiera a difesa. cf.17122009

 

Chiose all’intervento del senatore Ichino
(Pasquale Giustiniani, docente di bioetica nella Seconda Università di Napoli)

Il senatore Ichino, nel suo intervento in Parlamento di qualche giorno fa, non entra nella discussione circa la legittimità, ora negata dalla sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, dell’uso del simbolo della croce nelle aule scolastiche italiane, peraltro non imposto da nessuna legge italiana, e neppure dal Concordato. Dichiara di volersi porre dal punto di vista del cristiano, o dell’aspirante tale, il quale chiede di non banalizzare questo segno centrale nella fede cristiana e cattolica. Soprattutto chiede che esso non venga ridotto a mero segno della propria fede da uno Stato, trattandosi di segno universale e non limitabile ad un unico territorio nazionale. Tanto meno, continua, esso dovrebbe essere trattato o utilizzato “come arredo” d’ordinanza.
Perfettamente d’accordo con Ichino di fronte a qualsiasi svilimento del segno a puro arredo, o peggio ancora a complemento di arredo o complemento di moda, alla stessa stregua di una cintura o di una borsa. Si tratta di un segno troppo sacro e troppo nobile per ridursi ad un arredo o ad una suppellettile. Ma la presenza di questo segno, liberamente scelto da chi lo pone qui o là, non è la presenza di un idolo. Più che il segno, come ogni segno quel peculiare segno rinvia ad altro. Rimanda ad un crocifisso-risorto, ad un abbandonato che recupera le energie per ricominciare, ad un sofferente che trova la forza per rinascere. Anche per questo la Ginzburg qualche anno fa invitava a non togliere quel segno. Non è questione di abbattere gli idoli e di riconoscere, nello spirito, l’unico vero Dio. A volte la laicità estrema giunge all’estremismo di proibire qualunque ostentazione di segni che parlino di altrove e, soprattutto, di un Altro. Ma segni presenti o tolti dalle aule sono una questione secondaria. Restano gli “incrociati” dalla vita e dalle lesioni alla dignità, restano i crocefissi umani, i devianti, i poveri, i deboli, a tappezzare ogni luogo ed ogni attimo della nostra storia per ribadire che Dio non è così.

domenica, 8 novembre 2009
 

 

Lo Stipendio della Giustizia
 
Prima di tutto dobbiamo ricordare il lavoro, l'impegno, il sacrificio di tanti Magistrati che hanno donato le loro vite alla Giustizia, adempiendo fino in fondo il proprio dovere.
Magistrati l'ultracasta, il libro del giornalista Liviadiotti è stato lo spunto che ha dato al Ministro Brunetta l'occasione per ritornare sulla polemica dei giudici fannulloni anch'essi: lavorerebbero per circa quattro ore al giorno ma lo Stato impegna per garantire loro lo stipendio, la quasi totalità degli incrementi di spesa del capitolo Giustizia. In tre anni infatti gli aumenti degli emolumenti dei Magistrati hanno superato i diecimila euro.
Un pretesto a nostro avviso ad uso dei media, perché si omette di dire che lo stipendio dei Magistrati è indicizzato a quello dei Deputati, questo vuol dire che aumenta quando la politica decide che è giunto il tempo di rimpinguare gli appannaggi che si autoassegna per alzata di mano. Quindi, l'osservazione giunge dalla parte che nella Giustizia ha il suo tallone di Achille. Per meglio intenderci: se l'operazione si poneva come obiettivo di gettare discredito sul lavoro e nella credibilità di alcune inchieste che vedono coinvolti esponenti della classe dirigente politica, questa sicuramente corre il rischio di inficiare presso l'opinione pubblica la bontà di una Riforma necessaria che fondamentalmente mira a recuperare efficienza ed a contenere la spesa pubblica. Chi scrive ha avuto in sorte l'esperienza di Giudice Popolare e può assicurare il Ministro che i Magistrati lavorano tutto il giorno, senza sosta, studiando copiosissimi faldoni spesso anche a casa. E non potrebbe essere altrimenti: gli atti di un processo penale sono enciclopedici, bisogna leggersi e studiare ore ed ore di intercettazioni trascritte, esaminare perizie e verbali, interrogare, confrontarsi, dibattere ed infine tirare le somme assumendosi una doppia responsabilità, quella di giudicare in nome del Popolo Italiano e quella di garantire ed affermare la Giustizia Giusta. Qualcuno invece parla a ragione di carenze in Organico nel settore Giustizia; a noi sembrano motivi più fondati ed allora lanciamo al Ministro Brunetta la proposta NON provocatoria di trasferirci d'ufficio presso Tribunali, Procure e Preture. Cioè, se vogliamo affrontare seriamente i problemi del buon funzionamento della Giustizia senza aggravare ulteriormente la spesa, predisponiamo il trasferimento presso gli uffici giudiziari delle orde di uscieri ed impiegati che ingolfano gli Enti Locali e le Partecipate ed assegniamo loro quei semplici ma importantissimi compiti di archivista, commesso, operatore informatico che farebbero la gioia di ogni Cancellerie. cf.01102009

 

 

Riformati per un colpo di sole
 
Ciò che maggiormente ci ha sorpreso della riforma del pubblico impiego così tanto temuta e contestata dai colleghi che l'avver-tono come una minaccia ma che a noi invece è sembrato un segnale molto positivo orientato nella direzione di una moraliz-zazione dei rapporti prima ancora che delle modalità di gestione del personale, è stata la messa a fuoco su quelle degenerazioni assurte a rango di consuetudini consolidate in capo ai datori di lavoro per le quali il personale dipendente non è come naturale che sia, forza lavoro disponibile alla quale si affidano compiti e mansioni in ragione delle capacità e delle abilità mostrate utili al buon andamento dei servizi ma diviene oggetto di una sistematica cooptazione subculturale che si realizza nella pratica con l'esercizio arbitrario ed assolutamente inaccettabile dei "poteri datoriali" trasformati in strumenti per indurre nel gruppo atteggiamenti ed indisponibilità nei confronti dei novizi finalizzati alla fidelizzazione.
Una Fedeltà non già per le istituzioni che dà valore al lavoro svolto ma agli interessi spesso inconfessabili perseguiti con ogni mezzo dall'indifferenza all'offesa vigliacca ed anonima fino alla minaccia di gruppo, da questi campioni dei "risultati raggiunti" che però mai alcuno ha visto.
 
Proviamo a riflettere cari colleghi, sul tentativo operato con la Riforma di rendere trasparente la storia personale di questi naufraghi della mediocrità giunti all'ultima spiaggia del pubblico impiego con ogni probabilità dopo essere stati gettati come zavorra dal mondo delle professioni od incastonati negli organici come gemme della malapolitica e del cattivo sindacato. Vedrete, quando leggeremo i loro compensi e la monetizzazione dei risultati che si autocertificano e che addirittura sono stati elevati dal 25 al 30% dello stipendio da Brunetta, in molti casi il nostro giudizio e la nostra valutazione saranno messi a dura prova conoscendoli da vicino così come siate certi, la fiducia e la stima riposta nella loro autorevolezza comincerà a vacillare dopo aver dato uno scorcio ai curriculum vitae.
Un conto è immaginare tabelle stipendiali altra storia è leggere nome e cognome accanto alla casellina con decine di migliaia di euro ed in alcuni casi centinaia di migliaia! In tanti cominceremo a schiarirci le idee e a dare risposte ai perché costretti come siamo nelle nostre "gabbie" da "filosofie relazionali" professate come inevitabili per gruppi numerosi al solo fine di assicurarsi il grado di condivisione più ampio e profondo tale da permettersi ogni manovra senza controllo critico.
 
Cari colleghi, amici, lavoratori che per vedere riconosciuto il vostro impegno, l'espressione più bella ed edificante dell'IO: il lavoro, siete stati confessati pubblicamente contro ogni "divino precetto", vi invitiamo a riflettere prima di qualificare sbrigativamente questa Riforma come "Reazionaria".
Ebbene, dovremo pagare qualche euro se per badare alle nostre faccende ci ammaliamo, ci sarà negato qualche permesso di troppo e con ogni probabilità bisognerà pur dimostrare di aver lavorato per incassare la produttività ma in tutta franchezza, non è meglio rinunciare a qualche privilegio di "casta" e poter leggere codificati dalla Legge e sanzionati come comportamenti e pratiche inammissibili che sviliscono l'uomo, tutta quella serie impropria di "tests" molesti che sbarrano la strada alla accettazione nella comunità di lavoro ed impediscono la piena, libera espressione e realizzazione della personalità?
 
Mai una voce che venisse dalle forze sociali pur deputate alla difesa dei lavoratori per finalità di statuto si è ascoltata quando colleghi dalla psicologia più complessa o forse più completa, ricchi in onore e dignità sono sottoposti a quarantene ed ostracismi che possono durare anche anni: perché non li conosciamo. E per conoscerli viene decretata la molestia teorizzata come innocuo mezzo di rivelazioni necessarie alla sicurezza del capo che la propone come sicurezza del gruppo.
Tacciono, disinteressati sia ai danni devastanti su alcuni lavoratori procurati da certe metodologie conoscitive, sia al lavoro che è l'ultima delle "prerogative" nella organizzazione dato lo stipendio garantito, la folla di addetti, la sostanziale assenza di controlli della qualità e quantità delle prestazioni.
Tutto da sempre procede stancamente a garanzia degli interessi consolidati negli anni.
 
Tante le legnate menate da questa riforma ma ad una riflessione pacata ed attenta possiamo riconoscere il merito a chi ha promosso la Legge Delega 15/2009 di aver ricostruito il giusto ordine dei comportamenti e dei rapporti interpersonali; di aver rotto l'omertà che impera in tutto il settore pubblico da nord a sud regolato da taciti codici non scritti per i quali il "come sei?" ed il "che fai?" stanno a significare: devi darci conto delle tue scelte di vita personali, delle tue inclinazioni intime insomma, devi raccontarci il tuo "pudore" perché tutti sappiano diversamente non lavorerai, non sarai mai accettato, non starai tranquillo. "Verremo tutti" se pensi di sottrarti alle "leggi", ed allora la molestia si trasforma in vera e propria vessazione e riduzione della volontà con danni indelebili all'equilibrio.
 
Tutto questo non era punito ed è tutt'ora pericolosamente patri-monio "ideale" nel pubblico impiego. Tutti sanno, pochi
disapprovano ma tutti zittiscono per timore di finire nelle "gabbie" alcuni o per convinto assenso alle pratiche altri, perché la partecipazione attiva o da spettatore garantisce accesso a premi, carriere, riconoscibilità a prescindere dal valore intrinseco di ciascuno: "sei con noi", "stai con noi" dunque, hai diritto perché ora sappiamo, ti conosciamo...
 
Immaginiamo quale sconcerto procurato da questa riforma alla lettera "e" dell'art. 55 avrà assalito tanti: è scritto a chiare lettere ciò che della "tradizione" NON può più essere riproposto e che speriamo di leggere tale quale è, anche nella versione finale del decreto di attuazione prossimo all'emanazione.
Si, avete letto bene. Quello di vedere gli uomini alla soglia degli anta spudorati, offesi, sviliti perché assumano in fretta decisioni e diano pubblico conto delle proprie scelte di vita anche quando queste sono irreprensibili e non mostrano né cedimenti, né deviazioni ma appartengono a quella sfera inviolabile che il buon senso prima ancora delle Leggi riconoscono a ciascun individuo; è un costume ed una tradizione che accomuna le genti d'Italia. Dalle Alpi all'Etna.
E' un patrimonio che si tramanda di generazione in generazione, un testamento che disereda sempre i deboli e bisognosi; una sorta di selezione naturale che vede soccombere quei soggetti che più avrebbero bisogno di essere sostenuti mentre su di essi si infierisce con velenose ed offensive frecce che quando non ammazzano, demoliscono la struttura degli uomini come delle donne stramazzandoli al suolo per essere calpestati da ogni viandante.
 
Si potrebbe affermare che le "politiche del personale" in uso nelle Pubbliche Amministrazioni di tutta Italia poste in essere dai "paladini" delle risorse umane di concerto con le "OO.SS" trovano riferimenti e convincimenti nel tessuto sociale per il quale il posto di lavoro pubblico si presta ad essere l'arena ideale.
 
Pazzi per un colpo di sole sarebbe l'accusa che ci porterebbero se non fosse però che proprio un pazzo ha elencato tutto quanto avviene nei corridoi dei nostri uffici e che d'ora in avanti sarà punito.
Spetta a noi già savi, divenuti pazzi però sotto il sole di agosto illustrarne le dinamiche ed eviscerarne i motivi ultimi e la cultura ispiratrice che non giustifica ma che anzi ci induce ad impegnarci per rimuovere l'oscurantismo di certe tradizioni per il futuro.
D'altronde, è noto che solo la marca conservatrice e tradizionalista è capace di riformare la tradizione per adeguarla ai tempi moderni ed alle nuove sensibilità.
 
Un'ultima riflessione cari amici, colleghi, lavoratori: vi siete chiesti perché sulla grande stampa, nei comunicati sindacali, sulla rete internet NON c'è riga di una sola sottolineatura o commento, un solo approfondimento od analisi al D.Lgs n° 15/2009 che tocchi il tema del licenziamento quale sanzione per quanti offendono o molestano?
A noi sembra invece un aspetto di gran lunga più importante dei fiumi di parole spese sui 2 euro di trattenute per ogni giorno di malattia o sui permessi negati a chi non ha diritto!
 
Fatevi neri al sole e Buon Ferragosto 2009. cf.15082009
 
 

il lavoratore è in ferie
 
siamo in vacanza ma proveremo ugualmente ad aggiornare il Blog con il lavoro che dovessimo valutare significativo. Un anno e più di ininterrotta attività con la quale oltre a tenere aggiornati abbiamo proposto una lettura spesso in antitesi alle “voci di corridoio”.
E’ il tratto distintivo di queste pagine. Inevitabilmente ad alcuni non è piaciuto altri invece ci hanno confortato iscrivendosi alla news-letter, in ogni caso siamo lieti di aver riscontrato dell’interesse quotidianamente testimoniato dal contatore delle visite che ha sommato clic su clic fino a superare le diecimila visite. Vogliamo di più, abbiamo la presunzione di poter costruire la comunità del lavoro pubblico fatta da quanti nel pubblico impiego vi lavorano per trarne il sostentamento alla propria famiglia ma sono con disincanto fuori dalle conventicole.
A tutti BUONE FERIE e come sempre un saluto speciale agli iscritti. cf.03082009

 

VV.F, ...@hotmail

Il nostro amico ...@hotmail sembra avviato ad una collaborazione continuativa: ci scrive nuovamente esortandoci a pubblicare la lettera che il Presidente della Commissione Lavoro della Camera ha inviato al Governo illustrando lo spirito di abnegazione e fedeltà alle Istitu-zione mostrato dal Corpo dei Vigili del Fuoco meritevoli di ogni attenzione e di veder riconosciuti concretamente con l'impegno di risorse in moneta, nuovi mezzi ed uomini i gravosi compiti svolti in condizione di estremo disagio. Presto, una sezione del Blog sarà dedicata al Corpo dei Vigili del Fuoco e ci auguriamo che faccia da apripista per utenti anche di altri settori che ispirati intendessero portare il loro contributo a quello che voleva essere lo spazio unico del lavoro pubblico che supera la dialettica delle parti e coinvolge la condizione soggettiva a protagonista. cf. per ..@hotmail 15072009 

 

VV.F, ...@hotmail ci segnala

Qualcuno c'ha trovati in rete, ha compreso queste pagine e ci ha scritto una mail con allegata "una eloquente cartolina dove si esprime tutto il disagio di quelli importanti, solo quando servono"! Caro amico, noi ti ringraziamo e ci auguriamo che anche altri assumano illavoratore.eu  come riferimento per rilanciare o proporre temi ed istanze o semplicemente per farci riflettere.

VVFF, Straordinaria Impresa.                                                     L'Aquila, 5 Giugno 2009. Con una complicata azione gli uomini del SAF, gruppo speleo-alpini-fluviali guidati dal VF Caposquadra Silvio Benedetti, hanno messo in sicurezza la cupola della "Chiesa delle Anime Sante".                                                                   Raccogliamo il disagio dei VVFF e pubblichiamo il volantino che ci è stato segnalato da un nostro utente perchè lo pubblicassimo. I Pompieri, "lavoratori" del comparto Sicurezza, si dicono stufi di ricevere encomi ed elogi senza vedere soddisfatte le loro esigenze di ammodernamento degli scarsi mezzi, di risorse sufficienti a  valoriz-zare il lavoro degli uomini, di aumento degli organici sottodimensio-nati.  

L'animazione del Blog ringrazia il nostro amico (...@hotmail.it) per avere utilizzate queste pagine esattamente con le finalità per le quali furono ideate.15062009

ci piace, così com'è. 

un coro di no alla Riforma del Pubblico Impiego si è alzato da tutte le forze sindacali compresa la Ugl che parla di "fughe in avanti" come se nei compiti di un Governo non rientri quello di essere anche legislatore quando riceve una delega ad hoc dal Parlamento. Ebbene, perderemo con molta probabilità qualche clic ma avvertiamo la necessità di far sapere che a noi piace. Si, la riforma così come viene riassunta dalla stampa, ci piace. Ed a piacerci poi tanto è proprio la parte che i sindacati giudicano punitiva: "le pagelle". Uno strumento chiaro e semplice, utile a segnare il discrimine tra imboscati che nella massa vengono fuori sempre come i migliori e quanti invece di lavorare non riescono a fare a meno. Quelli che lavorano e tirano il carro tutto il Santo giorno, quelli che tengono insieme sportelli e bottega, che rispondono si perché sono lì e non in permesso, che sono in piedi e non a giocare, che sono al video e non al telefono con gli amici, quelli che battono sulla tastiera ininterrottamente o sollevano, scaricano e caricano per mettere via in tempo e non si promuovono col capo riferendo che tutto è già pronto e sistemato come fanno alcuni che non alzano un dito; per tutti loro la "pagellina" di fine anno, redatta da una Commissione o dall'ultimo degli imbecilli non fa differenza, sarà giusta perché pubblica e trasparente ed assegnerà i riconoscimenti meritati. Il furbo di turno non avrà più nulla da rivendicare, per il lavoro non fatto a nulla avrà diritto. Non ci saranno più fondi da ripartire "equamente" tra fessi e furbi ma qualcuno dovrà firmare una certificazione, motivare la spesa in maniera circostanziata con nomi e cognomi e non in maniera generica ed evasiva per poi riferire al "corridoio": quest'anno c'era poco...hanno tagliato su tutto. Quel poco che c'è non sarà più elemosina ma per forza di cose dovrà andare nelle tasche di chi si impegna od andare a rimpinguare il conto di chi è bravo e più capace.

Ma che cosa temono questi signori? Temono di dover piegare la schiena per guadagnarsi il giusto oppure temono di non avere più energie per il secondo lavoro? La differenziazione stipendiale è il solo, serio, efficace strumento per aumentare produttività ed efficienza. Una sana emulazione si rivela anche un ottimo espediente per ritrovare motivi di soddisfazione. In realtà qualcuno è preoccupato di perdere le proprie rendite ed è ancor più intimorito dalla rimodulazione delle alleanze che necessariamente dovranno riposizionarsi. Finora sono state l'asse portante lungo il quale il datore di lavoro si è garantito ed il referente o meglio, i referenti hanno accampati diritti chiudendo gli occhi su ogni abuso.

La Pacchia è finita, che sia questa la volta buona e che finisca per davvero. cf.13052009

quella p.a. nella P.A.

Provvidenziali sono state le microcamere accese sui cartellini di
Entrata ed Uscita: hanno illuminato le coscienze delle anime pure
che proprio non vedono e non scorgono altri scopi dietro la fittizia
solidarietà di gruppo e le amicizie da colleganze che giurano fedeltà al "re" ma non alla Costituzione; non sembri fuori luogo menzionare la Costituzione della Repubblica.

Le "Onnipotenti" webcam ci restituiscono uno squarcio di quella p.a. che opera e si muove nella P.A. come tante "logge" di una unica organizzazione i cui fini non si leggono e non trovano riscontro nelle carte.
Le carte sono sempre apposto e quando non dovessero esserlo, vengono in soccorso le squadre del gruppo per conoscere, verificare, controllare ed assegnare ruoli e compiti.
Che cosa fa la "pa nella P.A." e quale sia la sua missione principale adesso dovrebbe essere più chiaro anche agli ingenui e fare la spesa potrebbe non risultare l'unico compito. Atti e timbri non ci aiuteranno ma possiamo ben sperare nella luce illuminante di altre webcam che da differenti piani di ripresa ci faranno spettatori di consuetudini, metodologie, tradizioni e comportamenti radicati di cui spesso in tanti diveniamo anche inconsapevoli attori; vere e proprie filosofie relazionali che dovrebbero essere già state abbandonate da tempo ma che invece sembra si perpetuano con un'unica tenzone:
divenire pubblici per entrare nel gruppo e poi ottenere licenza di fare ogni cosa in maniera tale che gli interessi dei controllati coincidano con quelli dei controllori; mandare avanti la baracca col minimo sforzo prendendo il massimo dei risultati, traguardi irraggiungibili senza una fitta rete di fidelizzati demoliti nell'io. Atteggiamenti che a certe latitudini, per naturale e storica inclinazione, finiscono per essere esasperanti al punto da far registrare situazioni di degrado pacchiane.

Il sindacato latita, i colleghi tacciano scrivono i giornali ma i giornalisti sono osservatori molto spesso superficiali, non possono essere onniscienti. Certe culture appartengono e sono professate da circoli indipendenti le cui dinamiche sono difficilmente tracciabili da quanti non percorrono quotidianamente i viali del pubblico impiego. NOI che siamo viandanti più consapevoli comprendiamo che taluni tacciano per sfibramento ed altri si girano dall'altra parte perché ricevono il proprio.

Alle matricole che vengono per lavorare abbiamo già insegnato a compilare il questionario con le risposte:                                        - che fai? vado a fare la spesa! cf.22032009

 

Bravi e Senza Tetto

Tutti Bravi, tutti promossi i dirigenti italiani prendono nel 90% dei casi i premi di risultati. Unici in Europa e nel mondo secondo una ricerca della Bocconi. Infatti, sono premiati per i risultati raggiunti in Germania il 15%, solamente il 5% in Svizzera ed appena l'1% di quelli Usa. E non necessariamente la maggiore autonomia degli Enti coincide con i meriti che invece secondo la ricerca, aumentano significativamente se messi sotto pressione per i risultati. Internet può essere uno degli strumenti efficaci per raggiungere questo scopo.

Quanto fosse capace l'esercito di 158mila "cavalieri" che ogni mattina salgono in sella a comode poltrone piroettanti ce lo aveva già annunciato il Parlamento questa estate sotto il sole cocente di agosto infatti, ha approvato una "Leggina" (art. 4-quater) di conversione che quasi nell'anonimato ha di fatto cancellato il tetto agli stipendi dei dipendenti pubblici che pure era ragguardevole: 289mila€. e rotti.

La crisi dunque non toccherà i "cavalieri pubblici" senza macchia e senza peccato che tutto sanno ed ogni cosa tengono sotto controllo; gli è bastato lamentarsi col Governo per il tetto posto ai loro guadagni e l'esecutivo, evidentemente intimorito dal potere di interdizione degli apparati alla riforma che peraltro prevedeva già l'aumento della retribuzione di risultato portata dal 25 al 30% dello stipendio, li ha subito accontentati togliendo ogni limite agli introiti. 

Sembra di capire che hanno poteri da demiurgo, riescono a portare fuori dalle casse dello Stato risorse che invece sono negate ad altre categorie di lavoratori prendiamo a caso i precari, certamente più bisognosi e sicuramente più meritevoli perché faticano e come ogni altro lavoratore sopportano le ubbie di questi che molto spesso, in misura inversamente proporzionale alle capacità, esercitano sulle risorse a disposizione sottili quanto indebite azioni di ingerenze al solo scopo di assicurare la propria credibilità.

Francamente, proviamo a immaginare quanti, tra i direttori che ciascuno ha avuto modo di conoscere suo malgrado nel corso della propria carriera od anche tra quelli noti alle cronache tra i grandi "manager" di Stato, avrebbero trovato posto in attività produttive dove i risultati più che enunciarli bisogna contarli e metterli a bilancio? Un numero sicuramente modesto di meritevoli. Il più delle volte ci troviamo di fronte la mediocrità e la pochezza di figure che prendono a riferimento metodologico ed organizzativo "filosofie" di valutazione dei soggetti  che non riguardano la bravura la quale, ed è esperienza comune a quanti lavorano nella P.A., per potersi esprimere deve superare lunghe quarantene quando non edificanti percorsi fino ad essere molto spesso costretta od addirittura spenta del tutto.

Viene da lontano la pianificazione delle risorse umane nella P.A.; è un perpetuarsi di consuetudini e vecchi costumi assunti come prove inevitabili per la conoscenza ma che in realtà hanno a fine ultimo, il mantenimento della condizione privilegiata di alcuni dai quali discendono le decisioni degli apparati di sistema che in contesti produttivi altrimenti, non riuscirebbero ad imporsi. cf.10032009

Calma, non è successo niente

Il ddl Brunetta è diventato Legge. Ecco il Testo approvato (fonte Uil-PA)In Sintesi, questi i contenuti che hanno provocato il lancio di un comunicato della Cgil dai toni francamente eccessivi: "contrasteremo con tutti gli strumenti che riterremo necessari". Che cosa dobbiamo aspettarci? Il picchettaggio dei corridoi? Sono già troppo affollati!

Il nostro "padrone" non ci licenzierà e non ci farà lavorare per più ore. In tempo di crisi NON è poco. Certo, sembra di capire che non vi saranno incrementi di stipendio per tutti, che si vogliono valutare in meglio le prestazioni e l'apporto soggettivo per provare ad incentiva-re l'aumento di produttività e soprattutto di qualità dei servizi. Sappiamo che in alcune realtà come ha fatto registrare il concorso "premiamo i risultati", sono elementi che NON rientrano negli "adempimenti d'ufficio".

Vediamo, che cosa altro potrebbe preoccupare il lavoratore di questa legge? Forse gli incontri pubblici annuali con le associazioni di utenti e gli studiosi del ramo per verificare il raggiungimento dei risultati? E quale sarebbe il pericolo: essere magari costretti a ripristinare un servizio ritenuto troppo impegnativo? Oppure ci disturba essere ripresi in pubblico? Accade già, tutti i giorni a molti sportelli. Ma leggiamo, leggiamo. Che cosa ancora potrebbe mettere in serio pericolo la condizione del lavoratore: i controlli della Corte dei Conti! Pericolosi quelli...spulciano i conti e poi scrivono che centinaia di milioni di euro ogni anno sono spesi malamente o malamente impiegati. "Grave errore" farli in corso d'opera per poi magari vedere il capitolo di spesa cancellato quando i giudici contabili riscontrano gravi anomalie. Era meglio prima, i controlli a posteriori ci davano la soddisfazione di sapere che i soldi erano già tutti persi.

E pensate, questa legge è così pericolosa per la condizione operaia che mette in campo e crea dal nulla altri uffici: l'agenzia autonoma della valutazione che moltiplicherà le poltrone dell'Aran, che si vedrà assegnato un altro faraonico budget, che avrà consiglieri, consulenti, presidenti ed esperti tutti messi all'ingrasso col pericolo di colesterolo alto. Ma non è finita, c'è ancora l'incremento dello stipendio di risultato dei dirigenti: dev'essere minimo il 30% dello stipendio in più. Pensate un Brunetta quale nocumento ha arrecato alla condizione "operaia": lo stipendio di risultato è passato dal 25% al 30% in più e NON potrà essere inferiore.

Voglio lavorare di più, ho bisogno di guadagnare di più ho troppe spese: domani vado in ufficio e chiederò dello straordinario. Mi diranno che le ore disponibili sono finite, non c'è più una lira. Allora farò presente che sono un esperto informatico e che forse potrò essere utile nel progetto qualità. Mi risponderanno che il "budget" è finito, devo aspettare il nuovo bilancio che però è già prenotato: c'è quello della segreteria che deve entrare e c'è poi il delegato...ma anche la donna del capo che ha bisogno.

Stiamo calmi, NON è cambiato niente! cf.26022009

 

- il DG, Direttore Galattico

il 5 febbraio 2009 si è tenuta a Roma una Tavola Rotonda sul tema: valorizzare i talenti, idee per modernizzare la P.A. evento che puntualmente segnalammo alla sezione "appuntamenti".

Nel leggere gli atti del convegno, abbiamo scoperto che tra i convenuti ha preso la parola il Direttore Generale dell'Ente peggio amministrato d'Italia che ha accumulato nel 2008 una voragine di debiti, il cui bilancio è stato giudicato da una accreditata ricerca, ultimo tra i bilanci degli enti locali per trasparenza, appesantito inoltre da spese eccessive; Ente a cui lo Stato più che ad altri, riconosce trasferimenti ma che batte tutti per inefficienze e sprechi. 

Dall'ascolto del suo intervento (qui anche in sintesi testuale), non si comprende come un onesto Piemontese sia potuto arrivare alla guida della macchina organizzativa  di un Ente territoriale giù nel meridione catapultato in un contesto  che evidentemente bene non riesce a decifrare, almeno questo ci dicono i risultati ottenuti, per Sua stessa ammissione: risultati NON significativi. Dobbiamo pensare che a determinare la scelta, il merito maggiore sia stata proprio la sua militanza politica; politica che sempre nello stesso intervento, definisce poco consapevole dei problemi che interessano la Pubblica Amministrazione.  Prima di ogni altra osservazione, il nostro Direttore Galattico ci tiene a far sapere che giunto al convegno in Roma, Lui è un po' meno "incazzato", perché ha trovato gli estimatori delle Sue idee innovative: i giovani. Gli stessi giovani che vuole assumere a frotte in sostituzione di coloro che guadagnano molto ma pare, non siano più in condizione di lavorare perché hanno 55 anni e e sono numerosi, il 60% dei lavoratori che ha alle dipendenze. Ci fa sapere poi che NON riesce a sturare le vecchie fogne Borboniche perché i suoi fognatori hanno 60 anni e non può più mandarli nei cunicoli, però resta sempre in attesa dell'autorizzazione ad assumere giovani economisti che gli possano valutare i piani degli investitori che pure questi, afferma, giungono numerosi a Napoli; nonostante la crisi (ndr). Ha così tanto bisogno di laureati giovani che Lui stesso nell'autunno del 2009 prenderà la Laurea. Questo si legge nel C.V.

Ma poverino, quella stessa politica che lo ha nominato direttore generale, ora gli ha messo in attesa la soluzione dei problemi che lui ha individuato, non concedendogli l'autorizzazione ad assumere perché i 200 dirigenti che ha già alle dipendenze, non hanno le "competenze" per valutare i piani economici e quindi, si è "esercitato" ed ha pensato che i soldi per pagare gli incentivi alle dimissioni volontarie dei suoi vecchi dipendenti, NON li chiederà al Governo ma li pagherà con i risparmi. Quali, non abbiamo capito di certo sappiamo che prima dovrà pagare gli 80 milioni di debiti fuori bilancio accumulati nel 2008: una voragine grande quanto il cratere del Vesuvio che speriamo non erutti aggravando ancora di più i problemi.

Ha fatto sapere poi al Sindacato che il Suo sistema di valutazione (più di 500 pagine), è tra le migliori pratiche segnalate dal Ministero ma ora sono però maturi i tempi per differenziare gli stipendi visto che a fine anno Lui si ritrova con 200 relazioni sui risultati raggiunti, tutte positive e dunque, NON è possibile più ragionare in termini di automatismi premiali, ha scoperto.

Anche nel campo tecnologico ha molto innovato, dice. Ha comprato 3.500 PC e li ha messi in rete però preferisce non guardare dietro al video quello che fanno i Suoi impiegati: giocano; gli ha riferito confidenzialmente il Ministro che come si può intuire Non sarà consapevole dei problemi che affliggono la P.A. a detta del Nostro Direttore perché è un politico ma in materia tecnologica certamente è ferrato.

Dopo questa faticosa tavola rotonda caro direttore generale, ci permette una domanda per restare in tema di trasparenza così cara al Ministro inconsapevole che però sa di Computer:  noi guadagniamo 1.100 €. mensili come la maggioranza dei suoi dipendenti di "bassa qualifica" ma Lei, quanto guadagna? cf.18022009

 

- Enti Locali, Approvato l'Atto di Indirizzo all'Aran, Avvio delle Trattative per concludere il rinnovo del CCNL di circa 600.000 lavoratori con i relativi ed attesi incrementi economici.              Ma perché attendere ancora quando gli strumenti di legge pensati apposta per la crisi economica in atto permetterebbero di ricevere subito senza aspettare altri mesi gli aumenti già determinati? Per quali timori reverenziali gli Enti non decidono di riconoscere ai lavoratori gli aumenti di stipendio? Quali consolidati equilibri le Amministrazioni del Comparto Regioni Autonomie Locali temono di incrinare se riconoscessero ai lavoratori i loro diritti economici prima di assecondare oramai vuoti formalismi divenuti la ragion d'essere solo di alcuni?  E' il tema da sviscerare nel FORUM

- Brunetta risponde agli Enti Locali con toni piccati: pagate o NON pagate gli anticipi come prescrive la Legge Finanziaria 2009 all'art.2 comma 35? Diversamente gli aumenti nelle tasche dei lavoratori del comparto arriveranno solamente intorno ai mesi di maggio/giugno mentre gli Statali a febbraio riceveranno anche gli Arretrati.                                                                                                          - Brunetta risponde anche a Fiordaliso (Uil FPL): NON c'è alcuna mistificazione nel comunicare la possibilità sancita dalla Legge di Concedere anticipi sui contratti NON ancora Rinnovati

Qualcosina però sentiamo di doverla scrivere anche noi: si comprendono le esigenze che alcune Organizzazioni hanno di differenziare con la critica la propria posizione cercando nuovi spazi che rendano un maggiore peso interdittivo nel dibattito ma pensiamo comunque che quando si muovono osservazioni queste debbano almeno avere della fondamenta.

Nel caso specifico abbiamo una nuova Legge la quale garantisce ai lavoratori di vedere i propri stipendi adeguati alla inflazione programmata automaticamente dopo l'approvazione della finanziaria senza attendere i comunicati trionfali delle troppe consorterie ed allora proprio non riusciamo a scorgere quale sia il danno che in questo caso viene ai lavoratori se i soldi entrano in tasca subito anziché a giugno 2009. Viene il sospetto che ad alcuni non riesce facile trovarsi una nuova missione dopo aver superato quella da Statuto: la difesa degli interessi e della dignità dei lavoratori.

Si potrebbe per esempio cominciare sui luoghi di lavoro, una seria opera interdittiva delle modalità licenziose che hanno i datori nel determinare relazioni e compiti. Si vedrebbero restituite a molti ogni possibilità e capacità ed alle P.A. un sicuro recupero di produttività, di entusiasmi e di meriti. Il vantaggio poi sarebbe di cambiare il nostro mondo prendendo da ciascuno il meglio che può e lasciando a ciascuno tutto quanto non deve e non può. cf.11022009

Fannulloni, il silenzio degli innocenti.

Alla fine del nuovo video che qui proponiamo, il moderatore do-manda se in sala è presente un Pubblico Impiegato che abbia da porre una domanda al Ministro. Noi abbiamo una domanda:  Ill.mo Ministro, siamo certi che i Suoi studi, le Sue analisi, le Sue statistiche, i Suoi grafici, i Suoi rilevamenti, le cifre, le tavole e le "slide" di cui anche questo Blog dà conto da nove mesi, ci illustrano le ragioni tutte e ci chiariscono i motivi profondi per i quali la produttività del pubblico impiego è scarsa e la qualità dei servizi resi più scadente rispetto al settore privato?

Ammetterà che qualche perplessità viene spontanea: come  può accadere che in un contesto sereno e protetto quale dovrebbe essere il posto di lavoro nella PA dove anche Lei conviene, non abbiamo l'angoscia del licenziamento e godiamo oggettivamente di una condizione privilegiata rispetto ad altre categorie di lavoratori, i pubblici impiegati risulterebbero in massima parte meno inclini alla fatica e non avrebbero alcuna riconoscenza verso quel datore di lavoro così tanto generoso da trattenerli per tutta la vita?

Più di un dubbio comincia ad affiorare nei nostri pensieri sul fatto che le ragioni della scarsa produttività possano trovare una logica esclusiva spiegazione nella cattiva ed anacronistica organizzazione che si assocerebbe ad uno speciale rilassamento di tanti quasi fosse concordato e sincrono.

Noi pensiamo invece che oltre a riformare norme e contratti, alla fine della Sua opera Lei debba accertarsi, magari dopo una esauriente  indagine scientifica di cui Le riconosciamo tutta l'autorevolezza che Le viene da tanta erudizione in campo economico, se non sia il caso di "riformare" troppo consolidate,  ineludibili metodologie in uso generalizzato alla PA che si direbbero conoscitive o valutative a seconda del caso posto all'attenzione ma che molto spesso finiscono per contenere o rimuovere le energie più preziose del lavoratore. Energie che farebbero la fortuna di ogni datore di lavoro privato ma che evidentemente al datore di lavoro pubblico non bastano per entrare nelle sue grazie, sente il bisogno di approfondire per meglio raggiungere i propri fini. Abbiamo materie ed argomenti infatti dove non c'è assolutamente conflitto, concordano tutte le parti: datore di lavoro, sindacato e zelanti; unanime è il consenso: non possiamo fare altrimenti, siamo in tanti si ode a discarico, molto spesso inutilmente troppi aggiungiamo noi. Siamo convinti che a determinare la scarsa motivazione ed a svilire anche le volontà più ben disposte, fiere ed orgogliose di servire lo Stato, siano i codici mai letti e le consuetudini taciute, stimate come misura dei rapporti e cifra della fidelizzazione quasi fosse il prezzo da pagare alla garanzia del posto il cui onere però si badi, non è scritto nei doveri. cf.14012009

 

2008. Che Cosa NON va per la Cgil; Scioperi, Frattura nel Sindacato; Il Protocollo Rompe L'Intesa; Contratti 2008-09, il Punto; L'esercito di Francischiello; il Merito del