Si sono conclusi i lavori
della CommissioneGiovanninicioé, l'organismo che doveva proporre uno studio per ridurre gli
stipendi dei parlamentari uniformando le indennità dei deputati
italiani alla media di quelle dei deputati europei. Bene, la
commissione pur dinanzi a cifre inequivocabili si è detta incapace
di trarre un risultato conclusivo e pronunciarsi su di una
cifra congrua che tagliasse gli stipendi della casta. Troppo
eterogenei i dati esaminati e per giunta, troppo breve il tempo a
disposizione per uno studio esaustivo, ha scritto nella relazione
ufficiale. Una roba da matti! La faccia tosta di questi "fannulloni
incapaci" ha dell'inaudito. La pazienza è finita ed anche il verbo
non riesce più a costiparsi e sbotta. Basta dare un'occhiata alle
tabelle comparative per costatare che una bella sforbiciata da 5000€
ristabilirebbe un criterio di giustizia s'è vero che tutti dobbiamo
fare sacrifici "anche le classi meno abbienti", come ha ricordato il
Presidente della Repubblica nel discorso di fine anno.A
maggior ragione dunque, dovrebbero fare sacrifici dei nominati i cui
limiti sono sotto gli occhi di tutti tra corruzione, balli, frizzi e
lazzi. La stessa necessità del governo tecnico è ne è una
dimostrazione. I lavoratori del pubblico impiego si sentono
raggirati doppiamente come cittadini e come dipendenti dello Stato,
perché le recenti manovre e decreti Salva Italia con urgenza ed
immediatezza hanno operato blocchi e tagli su stipendi da qualche
centinaia di euro mentre i dati rilevati non sarebbero sufficienti
per ridurre significativamente stipendi, diarie e benefit che
s'aggirano sui 20mila euro mensili. Siamo arrivati al paradosso che
trovano ascolto i lamenti di fannulloni privilegiati con stipendi da
100mila euro e più, mentre coloro che
s'impegnano quotidianamente per poche centinaia di euro al mese, che
non vanno via per vacanze e lusso ma per la spesa da mettere in
frigo e per le bollette, devono oltre a stringere la cinghia essere
grati alla bontà di questa gentaglia perché ancora conserva il posto
di lavoro. Illustrare la realtà dei fatti con schiettezza NON è
populismo, NON è antipolitica ma coscienza etica della misura. A
coloro che vivono a scrocco sulla collettività ed ai loro compari
dirigenti che incassano mediamente un terzo di stipendio annuale in
più autocertificandosi risultati che la gente, che i contribuenti
NON vedono, dovremmo almeno far pagare con la riprovazione e
l'isolamento sociale il nostro vivo disappunto ed invece,
quotidianamente sui posti di lavori assistiamo sconfortati e delusi
ad atteggiamenti di piaggeria e compiacenza che nulla hanno a che
vedere con l'adempimento del dovere. cf.08012012
a tutti i lavoratori che
negli ultimi tre anni non hanno mai fatto mancare l'incoraggiamento
a proseguire questa esperienza di comunicazione coi loro clic
puntuali e costanti ed in particolare a coloro che hanno voluto
segnalare il gradimento dell'iniziativa sottoscrivendo la
newsletter, un sincero augurio: Felice 2012 di lavoro in
buona salute.
-
Cisl, sciopero 19 dic.'11
Faverin
nello stile ripetitivo di concetti verbosi che gli è proprio, prova
a spiegare i motivi dello sciopero che hanno visto di nuovo unita la
"triplice" alla quale si è aggiunta la Ugl. I lavoratori pubblici
dicono NO alla manovra Monti perché taglia la fiducia per aprire la
strada ai lobbisti. Non accettiamo che la PA sia tagliata come per
l'Inpdap ed è importante l'unità ritrovata dei lavoratori per
smascherare i dirigenti che non sanno dirigere e gli sprechi dei
politici che cercano solamente i consensi. Ora però noi cogliamo una
contraddizione in queste parole perché da un lato la Cisl chiede al
governo una manovra equa che cerchi le risorse nella riduzione degli
apparati e nella lotta agli sprechi mentre dall'altro, come dalle
parole confuse di Faverin, si dice di NON accettare i tagli ad
esempio dei troppi Enti e Casse pensionistiche. Questa crisi sembra
aver interdetto tutti gli attori sociali compreso il Sindacato...
Cgil: Manovra, si cerca di
far cassa sui poveri Camusso:
Non ci piace
l'idea di salvare l'Europa a spese dei lavoratori e dei pensionati
italiani. La deindicizzazione delle pensioni è
insopportabile perché sottrae quote essenziali per la
sopravvivenza alle pensioni tra i 500 ed i 1000€. Non serve che
all'UE serve l'impoverimento del lavoro e delle pensioni. Chiediamo
al Parlamento di sostituire queste entrate con altre misure come ad
esempio l'accordo con la Svizzera sulla tassazione dei depositi come
hanno fatto gli altri paesi, la cancellazione della spesa per
l'acquisto di bombardieri F135, la tassazione delle rendite che in
Italia è la più bassa, la gara delle frequenze televisive così come
è stata quella per i telefonini che ha portato 4 Mld...
Anche la
Cisl
abbandona il governo.
L'attacco al Pubblico
Impiego che si è concretizzato con le manovre estive e l'ultima
iniziativa intrapresa con la la lettera alla BCE tradotta in
emendamento alla Legge di Stabilità, hanno rotto quel filo di
dialogo che negli ultimi anni aveva visto la Cisl mediare al tavolo
le misure restrittive che via via il Governo imponeva per
fronteggiare la crisi. Oggi la Cisl per bocca di Faverin chiede un
Governo di larghe intese che favorisca non già la "deportazione"
degli statali o i licenziamenti per chi rifiuta la mobilità ma una
riorganizzazione dell'intero settore magari convenendo su riassetti
territoriali e di categorie periodici per meglio rispondere ai
cambiamenti economici ed alle mutate esigenze dei servizi. La Cisl
chiederà al governo di colpire i veri sprechi che sono sotto gli
occhi di tutti i lavoratori come ad esempio il gran numero di
dirigenti a 90mila€ l'anno o le assunzioni clientelari nelle
partecipate mentre nelle PA il blocco del turn-over oramai da 15
anni impedisce il ricambio generazionale.
Il Santo ManganelloL’Italia peggiore è quella che usa la Rete
come un manganello, tenta di chiarire l'indirizzo degli insulti
lanciati ai precari della PA che provavano a fargli una domanda
sulle possibili soluzioni alla loro condizione, ma peggiora ancora
più gravemente il tenore delle sue osservazioni Brunetta. Il
ministro e tutto il governo che pensavano di viaggiare col vento in
poppa dopo le due sberle in rapida successione, alle amministrative
ed aireferendum che hanno letteralmente bocciato e fatto saltare i
pilastri della politica economica e di giustizia fin qui propugnate
con vigore "squadristico", sono rimasti interdetti e confusi al
punto da perdere ogni contatto con la realtà sociale del paese.
Brunetta appunto ieri 14 giugno 2011 ospite di Lilly Gruber nella
trasmissione su LA7, s'è arrischiato a sostenere che i referendum
sono stati inutili e regressivi non tenendo in alcun conto i dati
dell'affluenza ma soprattutto degli esiti schiaccianti del SI
all'abrogazioni di leggi ingiuste come il legittimo impedimento.
L'Italia peggiore userebbe la rete come un manganello perché poi
quella migliore, si trova spiazzata nell'usare le TV pubblica e
commerciale come un dolcificante, come un edulcorante della crisi e
della società reale.
Per fortuna caro Brunetta che il santo manganello della rete
svolge bene il suo compito, restituisce un briciolo di verità
che altrimenti sarebbe del tutto oscurata. E' grazie al santo
manganello della rete che i popoli del nord Africa trovano il
coraggio per entrare in occidente da protagonisti ed è proprio
questa rete che tanto è stata importante per veicolare i precetti
della sua Riforma e che continuiamo a considerare utile per
ristabilire un senso di dignità ed onore nel lavoro pubblico. Questo
stesso Blog è nato e si è affermato grazie al manganello in rete
della sua Riforma. E' con la controinformazione che si risponde alla
menzogna non certo girando le spalle ed insultando questi giovani
che anche grazie alle sue campagne "innovative", hanno ritrovato nel
lavoro pubblico una possibilità di servire onorevolmente e con
rinnovato orgoglio il proprio paese. Tra le mille risposte che
poteva rendere Lei ha scelto la peggiore: l'insulto. Lei che
dovrebbe considerarsi ministro, cioè, primo servitore dei cittadini
tutti, evidentemente NON crede più nel suo lavoro, NON ha più
argomenti convincenti piegato com'è, nella difesa di un solo uomo ed
ha commesso un madornale errore politico che cancellerà tutto quanto
di buono l'opinione
pubblica aveva saputo apprezzare della sua opera. Ha mostrato che
NON c'era sincerità nelle Sue campagne "moralizzatrici" e così come
il Suo capo ha usato il manganello mediatico per imbonire l'Italia,
i Blogger della rete insieme all'Italia migliore che ripugna le
cricche e le P4, per reazione continueranno a sorvegliare l'operato
dei potenti col santo manganello del web.
Nel 2002 Caterina
Ferraro Pelle, subisce un provvedimento disciplinare,
ingiustificato con fra l'altro, un trasferimento ad altra sede e il
declassamento dei propri incarichi dirigenziali. Dopo vessazioni di
ogni tipo, ottiene giustizia dal Tribunale del Lavoro che accoglie
in toto i suoi ricorsi. Convinta nel maggio del 2003 dall'
Amministrazione a ritirare i ricorsi pendenti e a rinunciare alle
azioni legali per il risarcimento, firma una transazione, nonostante
il parere contrario dei suoi avvocati, per chiudere definitivamente
la vicenda.Questo video mostra dove la dirigente si ritrovò a
operare, a seguito della transazione firmata...IL
MOBBING E' UNA VERGOGNA INACCETTABILE RETAGGIO DI UN COSTUME CHE
VUOLE I LAVORATORI SERVILI AL SISTEMA DI CORRUZIONE POLITICA/ AMMI NISTRATIVA. RIFIUTATE DI FARVI STRUMENTO DI MORTIFICAZIONE DEI
VOSTRI COLLEGHI. DISOBBEDITE A CHI VI CHIEDE D'ISOLARE E VESSARE UN
AMICO!
Mentre Caterina resiste,
restiamo scettici sul
Cug
Questa è la storia di
Caterina che da nove anni resiste
al mobbing. Caterina è un datore di lavoro che credeva di poter bandire
gare nell'esclusivo interesse pubblico ma qualcuno deve aver pensato
che non può consentirsi libertà di scelta e valutazione: deve
piegarsi alla prassi consolidata e non scritta dell'amministrazione
presso la quale lavora. Caterina rimossa viene reintegrata dai
Tribunali,
commette però l'ingenuità di firmare un accordo proposto
dall'autorità politica perché non chieda i danni, in cambio,
condurrà un nuovo ufficio
creato apposta per lei.
Fiduciosa nelle Istituzioni, non conoscendo bene i personaggi di cui
queste sono informate accetta, chiude il contenzioso e finisce ai
margini a far "nulla". Ciò può accadere solamente nella PA perché
paga "pantalone", i dipendenti sono numerosi il lavoro formale
procede comunque stancamente, i responsabili non pagano mai per gli
sprechi procurati rispondono unicamente al patto con la politica dal
quale ricevono premi e compensi, carriere e posizioni preminenti
impensabili da raggiungere senza fatica e capacità nelle aziende a
capitale privato.
Caterina resiste, scrive un libro ed apre una
pagina facebook con grande coraggio
avvalora le tesi di coloro i quali sono segnati dalla "pazzia" ed
emarginati sui posti di lavoro in tutte le PA perché tengono a
conservare l'onore, la dignità e l'integrità della propria
personalità respingendo ogni tentativo di piegarsi alle logiche
perverse del sistema che minano e distorcono i rapporti e le
relazioni tra lavoratori preda di gruppi di potere
buro-sindacal-politici che malcelano ogni sorta d'interessi e
pressioni.
L'esigenza di conoscere oltre il lecito, classificare ed incasellare
ogni elemento il cui lavoro potenzialmente può arrecare una minaccia
od un danno alle centrali decisionali e degli interessi corporativi
consolidati, muove la demolizione dei soggetti più consapevoli con
pratiche che di volta in volta assumono caratteri e modalità
diversificate a seconda dei casi ed ecco allora che si colpirà il
nuovo arrivo o colui che sente ancora il sangue scorrere nelle sue
vene con molestie sessuali, con l'isolamento, con l'ingiuria anonima
e vigliacca, con il declassamento o lo svuotamento delle competenze
fino a giungere come nei casi più "ostici", alle minacce.
A tutto questo, dovrà porre rimedio il Cug, il nuovo Comitato Unico
di Garanzia nelle cui competenze ricadono le Pari Opportunità ed il
benessere organizzativo dei luoghi di lavoro. Svuotati di poteri
reali e di capacità sanzionatoria, questi presunti nuovi Comitati di
Garanzia finiranno per diventare il paravento giustificazionista di
un fenomeno che a torto viene definito indecifrabile e non
reprimibile. A formare i Cug sono chiamati gli stessi elementi che
oggi nulla oppongono al mobbing concretamente ed anzi, spesso
assistono consapevolmente o negano, complici omertosi, la pratica
vessatoria quando ad essi si rivolgono fiduciosi i lavoratori
colpiti.
Il mobbing è un costume radicato che serve a controllare e tenere
nella direzione degli interessi inconfessabili, le comunità di
lavoro numerose.
Come per lo stalking, l'unico strumento serio per opporsi e
rimuovere questo "tradizionale" metodo di controllo inaccettabile per
un Stato ed una società che amano definirsi moderne, civili,
democratiche, cristiane, è predisporre una legge che codifichi il
reato come già in Francia e chiami a rispondere dirigenti, sindacati, politica che sono
i soggetti promotori primi, gli unici che hanno immediati interessi
a cooptare ed orientare a proprio favore nelle PA la stima ed l'affiliazione dei lavoratori. cf.12032011
La verità non ha paura, non
rinunciare ad argomentare. Raccogli ogni sfida come sempre e come
sai. Provino a dimostrare una improbabile verginità, sarà l'unica
via per svelare ogni mistero. Veniamo via con te, Roberto! Mentre
Maroni leggerà il suo elenco a discolpa...
Elenco Lavoratori della PA: -
studio, mi preparo, non cerco raccomandazioni;
-
vinco un concorso, voglio essere assunto;
-
arrivo sul posto di lavoro e pretendo che mi si faccia lavorare;
-
voglio lavorare per guadagnarmi lo stipendio;
-
trovo dei colleghi ma scelgo io le mie amicizie;
-
per fare il mio lavoro non voglio essere costretto a rivelare il mio
privato;
-
quando lavoro non voglio essere molestato;
-
voglio che il dirigente valuti il mio lavoro e non che apprezzi la mia vita;
-
voglio eseguire le disposizioni di servizio ma non rivelare i miei
orientamenti sessuali al dirigente;
-
faccio le mie ferie ma non chiedo permessi per favore;
-
vado in permesso, recupero le ore non lavorate;
-
io sto bene, non chiedo preferenze;
-
i miei stanno tutti bene, non prendo la 104;
-
timbro il cartellino e non vado a fare la spesa;
-
mi chiedono informazioni, rispondo con cortesia;
-
mi sottopongono una pratica, non la trattengo sulla scrivania e la smisto
all'ufficio competente;
-
lavoro anche dopo l'orario di servizio, voglio pagati gli straordinari;
-
sono capace di svolgere quel lavoro, chiedo allora di entrare in quel
progetto-obiettivo;
-
è arrivato uno nuovo, lascio che si guadagni la mia fiducia lavorando;
-
il gruppo vuole conoscere il nuovo arrivo? Impedisco che subisca ritorsioni,
ingiurie e molestie! cf.21112010
A qualcuno la
trasparenza totale fa paura! Evocherebbe
nientemeno che il sogno di ogni dittatura: la casa di vetro! Il controllo di
tutti su tutto che impedisce ogni spazio di libertà (leggi da pag.15).
Per la verità il sogno di ogni dittatura è la censura totale che permette il
controllo totale di ogni azione sociale sgradita al potere ad esclusivo
interesse di pochi "riservati". Invece ci domandiamo in maniera molto
trasparente e chiara perché dobbiamo con le nostre tasse che vengono
direttamente dal sudore poco trasparente e puzzolente della fronte, pagare e
tenere in piedi questi complessi quanti inutili apparati che sembrano messi
apposta per ostacolare ogni ricerca della verità ed il raggiungimento di
ogni possibile Giustizia sociale e civile. Ci sfugge del tutto infatti la
logica per la quale non possiamo conoscere il nome ed il cognome di un
dirigente, il titolo di studio che gli consente di sprofondare su una
comodissima poltrona e le ragioni per le quali giustifica ed asserisce di
guadagnarsi il lauto stipendio da 100mila euro che dobbiamo accreditargli.
Secondo questi "privati" e "riservati" dovremo pagarlo con le nostre tasse e
non sapere perché. Muti e riservatissimamente ad esempio, dovremo pagare la
più salata delle tasse sui rifiuti e non sapere e non comprendere perché a
qualche centinaia di Km lo stesso servizio costa la metà. No, non possiamo
saperlo! Una volta eletto o nominato chi spende i nostri soldi deve avere la
libertà di farlo senza essere criticato. Sarebbe come sostenere che non è
possibile chiedere all'idraulico conto della sua fattura nonostante il
nostro bagno sia ancora allagato. Beninteso: non ci interessa minimamente
sapere se il nostro uomo sia gay, sia sposato od abbia cambiato sesso ma che
sappia ripararci il bidet quello si! Eccome. Paghiamo la fattura delle tasse
puntualmente. Ed invece no, per comprendere che non possiamo chiedere
all'idraulico le misure della sua dotazione perché questo potrebbe
arrecargli un danno ingiusto, c'è bisogno di una autorevole voce che studia,
consulta, rende pareri e giunge sempre alla stessa conclusione: state zitti,
altrimenti si offende! Ed attenzione, il silenzio deve essere proprio
totale, assoluto, non deve volare una mosca: i giornali devono distruggere,
sostiene la nostra autorevole autorità, le loro pagine digitali perché loro
devono essere liberi di dimenticarsi e rimuovere ogni malefatta passata in
maniera tale che noi a distanza di pochi anni non possiamo conoscere la
storia personale del nostro buon assessore o del nostro bravo dirigente che
magari per paura s'informerà, senza privacy, sulla nostra dotazione organica
così, per sapere. Lui. Ma noi non possiamo sapere quello che ci interessa di
Lui e non potremo nemmeno ricavarcelo dalle pagine dei vecchi giornali
perché l'autorità ha deciso per il suo bene di cancellarle. Insomma, pare
proprio che la dittatura non realizza più "case di vetro" ma ci Garantisce
"case ad isolamento acustico". cf.01072010
il prof. Giustiniani,
Ordinario di Filosofia teoretica e titolare di Filosofia della religione,già intervenuto
in passato
su queste pagine ci
segnala una recente riflessione sulla cultura del silenzio circa le molestie
sessuali divenuta purtroppo egemone in territori Consacrati come in
contesti laici e per i quali il tempo di tacere è scaduto. Al prof. Giustiniani va il nostro
GRAZIE più sinceroRicevute
Mennea ha corso per circa 20 anni ed ha
partecipato a 5 Olimpiadi; ha battuto 2 primati mondiali, 8 primati europei,
e stabilito 33 record nazionali.
Nel 1979 stabilì il record del mondo nei 200 metri piani in 19”72,
rimasto imbattuto oltre 16 anni.
Oggi Pietro Mennea ha 58 anni, chi potrebbe pensare di chiedergli di
misurarsi con un trentenne inattività senza offenderlo e mortificarlo ingiustamente? Ma la serietà, il rigore, la compostezza, l'incommensurabile
esperienza farebbero di Mennea la fortunadi qualsiasi società sportiva che intendesse assumerlo in qualità di
direttore tecnico. Ebbene, se sciaguratamente Mennea si fosse trovato a 58 anni
dipendente di una Pubblica Amministrazionelo Stato, nonostante i suoi tantissimi ed acclarati meriti e
risultati conquistati sulle piste, NON gli darebbealcuna promozione anzi, tutto quanto è stato e tutto quanto ha
dimostrato di eccezionale nella sua lunga carriera sarebbe posto sullo
stesso piano e livello di un giovane dalle belle speranze che magari
frequentale piste perché non trova la morasa e non ha di meglio da fare.Mennea a 58 anni, per ottenere la meritata progressione di carriera
secondo il nuovo principio stabilitodal D.Lgs. n° 150/2009 dovrebbe concorrere dall'esterno e battersi
coi ventenni in pieno vigorepsico-fisico e sperare di non essere staccato troppo così da riuscire
ad entrare nella "riserva" del 50%quando invece con il Suo impegno ed il Suo lavoro ha portato al Primo
posto nel mondo la Nostra Nazione.
Bella riconoscenza!
Se Mennea invece, poniamo l'ipotesi, avesse lavorato in una qualsiasi azienda privata
certamente questa avrebbe fatto di tutto per garantirsi la Sua bravura e la
Sua preziosa esperienza cambiandogli il profilo professionale ed affidando a
Lui compiti di direzione, o di guida, o di controllo e quindi di maggiore
responsabilità.Insomma, come è logico che sia e come accade in qualsiasi bottega: si
inizia da garzone e si finisce per divenire capo, quando si vale. Quando in
carriera si è dimostrato di aver raggiunti risultati concreti senza mai
arrecare danni; quando si è raggiunto quel grado di competenza assoluto nel
proprio campo tale da poter diventare un esempio per i giovani che si
affacciano al mestiere. Tutto questo patrimonio lo si può tranquillamente rinchiudere nello
scrigno delle proprie speranze andateperse perché tecnici e politici non hanno saputo o non hanno voluto
escogitare un sistema di norme che permettesse ai tanti aspiranti "mennea"
della Pubblica Amministrazione di tagliare il traguardo di una vita di
lavoro posto al centro della propria esistenza ed al servizio della comunità
nazionale. Non si è saputo o non si è voluto regolamentare un percorso selettivo
parallelo che
prendesse in esame con strumenti di valutazione concreti, i risultati
misurabili magari anche
acquisendo il giudizio della utenza in tutta la vita di lavoro si è
però conservata la possibilità di assumeree nominare senza concorso dirigenti funzionali e servili al potere
d'indirizzo in gran parte incompetenti edisinteressati al lavoro che sono chiamati a svolgere.
Quando si arriverà a discutere di questi primi due anni di
sperimentazione della Riforma per trarne un bilancioci auguriamo che qualche OO.SS piuttosto che perorare la causa
accessoria di salari uguali per tutti sempree comunque, si faccia valere e magari proclami uno sciopero in difesa
dei "mennea" che corrono tutta la vitanei corridoi senza chiedere né medaglie, né salari accessori non
guadagnati ma che non vorrebbero ritrovarsinel banco seduti accanto al proprio figlio e magari essere bocciati
perché in quel frangente non ricordano il nome del Ministro impegnati come
sono a mandare avanti due baracche: casa e lavoro.11042010cf./per i mennea del Blog
la casta dirigente
Se qualcuno nutriva ancora dubbi sulla utilità di reclamizzare gli stipendi
dei dirigenti pubblici
questa inchiesta fatta con i soli e semplici strumenti della ricerca in
rete, fugherà ogni perplessità.
Con un certo rammarico dobbiamo costatare che insieme ai Blog e tra questi
illavoratore, un solo piccolo giornale ha sentito il bisogno di mettere
all'attenzione della opinione pubblica
il numeroso esercito di generali spesso, non al servizio dello Stato ma
della casta che detiene il potere d'indirizzo e che garantisce la propria
prosecuzione elargendo facili quanto favolosi stipendi.
Doverosamente sottolinea l'articolo, i pur abili manager delle imprese
private tenuti a portare risultati concreti da mettere a bilancio nella
colonna degli attivi, non raggiungono somme così elevate.
Anzi facciamo notare che i nostri eroi inabili agli utili, mettono da parte
un bel gruzzolo autocerficandosi reciprocamente i meriti che mai ricadono
sul contribuente tenuto solamente a pagare puntualmente ogni anno col 730,
vedono poi la loro posizione garantita ed incrementata periodicamente
da contratti generosamente automatici e da incarichi superiori fidati a
prescindere dalle capacità dimostrate e dalle competenze accertate.
Si dirà che la riforma istituendo la commissione di valutazione nazionale
emanerà a breve criteri meritocratici restrittivi ed eviterà speculazioni ed
abusi; noi staremo a vedere. Per il momento registriamo che questi
famigerati e specialissimi criteri di valutazione saranno poi acquisiti da
altri organismi autonomi locali che a loro volta concerteranno con le
agguerrite folle di fannulloni questuanti e produrranno altre norme
specialissime di applicazione e tutti alla fine finiranno
per avere un'ottima pagella anche i somari accantonati momentaneamente nella
famigerata fascia del 25% di esclusi vedranno i loro "risultati" certificati
e timbrati l'anno successivo in un unico criterio che le voci di corridoio
già definiscono di "alternanza democratica".
In realtà se si volesse una riforma veramente efficace questa dovrebbe
applicare alle figure dirigenziali lo stesso giudizio insindacabile dei
cittadini/clienti cui si sottopongono i dirigenti del settore privato.
Produttività, efficienza ed efficacia verrebbero magicamente alla ribalta
anche nel pubblico impiego con una selezione naturale che ridurrebbe i costi
liberando risorse importanti per i settori più trascurati della
organizzazione statale: ricerca, servizi sociali, istruzione e formazione.
Una classe dirigente così selezionata dal "libero giudizio di valutazione"
riacquisirebbe anche quel mitico ruolo di guida ed esempio per i salariati
che si ritroverebbero liberi dal giogo improprio, inaccettabile ed
assolutamente fuori dalla realtà storica contemporanea di dover rispondere a
questi bravi non della professionalità e prestazione lavorativa ma della
loro esistenza perché ne esca demolita la personalità
e si riesca a prevedere ogni possibile minaccia portata alla gravosa
posizione da ricchi fannulloni.
C'è poi un'altro aspetto che però l'articolo non prende in esame e che
risulta fondamentale per comprendere
il sistema nel quale ci troviamo a lavorare: la proliferazione degli uffici
e cioè quel sottobosco del potere
locale che moltiplica gli uffici per clonazione e garantisce rendite sicure
e facili stipendi a coloro che non possono più spendersi sul mercato
politico od a quella seconda fila che invece coltiva clientele proprio in
virtù degli incarichi cui è stata designata finalizzando quindi in ultima
analisi l'indirizzo dei servizi pubblici all'aggregazione di consenso
politico.
In questo marciume evidente e sotto gli occhi di tutti, come può e dove deve
trovare un lavoratore quella spinta motivazionale a dare il meglio di sé?
Ecco spiegata la bassa produttività della P.A. sulla quale tanti sociologi
ed esperti giuslavoristi esercitano il proprio intelletto. cf.17022010
La mia pagella ha brutti voti perché non ho studiato anzi, non ho lavorato e
non voglio che si sappia in giro.
Potremmo tradurre in termini scolastici con una metafora la
pronuncia della Cgil contro il
Protocollo d'Intesa che si prefigge di misurare con un nuovo metodo
di valutazione, la performance di medici ed infermieri ispirandosi alla
Legge dello Stato: D.Lgs.150/2009 nota come Riforma Brunetta.
La Cgil sembra proprio focalizzare la sua avversione sulla nuova "scheda di
valutazione individuale" perché questa farebbe emergere il merito
individuale e non già la bravura dell'equipe.
Quindi, i brutti voti dell'infermiere infingardo o del medico incapace
sarebbero notizie che non riguardano i degenti di tanti ospedali od i malati
che invano attendono dagli ambulatori delle ASL una diagnosi puntuale e
certa pagando ticket, tasse e contributi al SSN.
Ad essere valutato per la Cgil deve essere come sempre il collettivo e se
nel gruppo in due fanno il lavoro di dieci, cosa che accade più spesso di
quanto si possa immaginare, questi devono dividere i premi in parti uguali
in maniera tale da demotivarsi anch'essi e magari andare a lavorare per le
cliniche private così che la Cgil possa fare la sua politica sindacale e
chiedere più risorse per gli stessi fannulloni, operosi solamente quando
lavorano sotto padrone.
Se dunque il Protocollo d'Intesa per sperimentare procedure
d'implementazione della Riforma al Servizio Sanitario è legittimamente
ispirato alle leggi, la "lotta" del Sindacato prende a riferimento dottrine
fallimentari che credevano abbandonate per sempre. Ed invece sono di stretta
attualità
a leggere i fautori del collettivismo infatti, gli unici strumenti per
ottimizzare le prestazioni e la qualità dei servizi sarebbero incentivi
garantiti misurati sui risultati del gruppo ma si omette di osservare che
negli ultimi decenni il metodo egualitario ha procurato esorbitanti ed
insostenibili sprechi ed è tra le cause che hanno contribuito in modo
determinante a portare la spesa sanitaria sul limite del tracollo
finanziario in certe realtà del Sud; la qualità raggiunta dai "soviet
sanitari" è certificata poi dalle migrazioni per cure di migliaia di
contribuenti costretti a spostarsi loro malgrado per vedere garantito il
diritto alla salute che così tanto sta a cuore ai paladini del metodo
partecipativo.
Viene il sospetto che qualcuno è preoccupato di dover mutare stile di vita
più che dell'efficienza del Servizio Sanitario se si arriva a sostenere che
un accordo decentrato debba disattendere la Legge dello Stato.
Evidentemente si è sbagliato mestiere perché anche le matricole sanno che
firmare un contratto contro Legge
rende nullo qualsiasi accordo. cf24012010
Sgombriamo subito il campo da ogni
possibile dubbio: lunga vita a Silvio Berlusconi! Non è scappato dopo essere stato
aggredito, non si è trincerato pavido ma irto si è fatto vedere per
rassicurare la folla e così evitare drammatiche reazioni e pericolose fughe. Un uomo colpito che non pensa a sé fa
di un politico un capo. Ora che ci siamo chiariti, possiamo
venire al tema da trattare più consono a queste pagine: l'anarchia di
internet e le soluzioni che si prospettano per il web. Puntuale è arrivata la richiesta di
oscurare siti e Blog che fanno critica adottando un lessico immediato,
vivace, spesso aggressivo ed offensivo. Quello per i quali i politici,
abituati un tempo ad essere venerati da corti ossequiose disposte a tener su
il loro morale, oggi non riescono più ad evitare perché dalle strade e dai
bar ci ritroviamo tutti sul web ciascuno a dire la propria ed a sburgiardare
le malefatte di questo assessore o a scrivere delle antipatie per
quell'onorevole con poco onore. E puntuale anche la stampa registrata
ha colto l'occasione per recuperare tiratura e magari sbarazzarsi di tanta,
troppa concorrenza a torto ritenuta sleale ma la cui presenza ha indotto i
grandi editori ad offrire prodotti migliori ed i giornalisti ad avvicinarsi
alla verità con minore circospezione e più coraggio. Noi invece non crediamo che sia colpa
di internet l'aggressione subita a Milano dal Presidente del Consiglio e non
crediamo che possa evitare nuovi pericoli alla sua persona con una montagna
di querele ad ingolfare i Tribunali. Se ciascuno di noi si proponesse di
querelare tutte le maldicenze, le falsità, le offese e le ingiustizie che
subisce od ascolta sul proprio conto in ufficio, non basterebbe lo stipendio
per le carte bollate. Non ci risulta che il segretario
della Cgil FP Podda ad esempio, spesso apostrofato dal Portavoce del
Ministro Brunetta come "zuccone", "ultimo giapponese", "confuso" ed altro su
comunicati ufficiali del DFP diffusi in internet, abbia o pensi di risolvere
il tutto finendo in Tribunale oppure chiedendo al Ministero di oscurare il
sito web. Anzi, notiamo che Podda ribatte
"colpo su colpo" portando ed illustrando le proprie convinzioni senza mai
trascendere ed è un punto che gli va riconosciuto anche se noi amiamo tanto
l'espressività colorita, sopra le righe, efficacissima, comprensibile del
Portavoce e non intendiamo rinunciarvi. Così come le parolacce di Sgarbi
veicolano spesso concetti che altrimenti al largo pubblico non sarebbero mai
arrivati o le intemperanze di Bossi ci danno il segnale degli umori popolari
più veri e genuini, per nulla al mondo possiamo rinunciare alla prosa
demolitrice del Portavoce che il Web ha fatto Sua. Non è la rete ad aver messo in
pericolo la vita del Presidente Berlusconi ma le numerose, belle statuine
che l'accompagnavano e che un buonismo di maniera ma pericoloso NON ha
subito rimosso dai compiti assegnati. In Italia mai alcuno si dimette, mai
alcuno è licenziato per negligenza soprattutto nel pubblico impiego, si
evita finanche di trasferire per non urtare le sensibilità
pseudodemocratiche. Siamo Cattolici, siamo brava gente e non roviniamo i
padri di famiglia ma poi ci battiamo il petto quando tutto diviene
irrimediabile. Ministro Maroni, addestri bene i suoi
uomini piuttosto che perdere tempo ad oscurare il web. Faccia in modo che
siano capaci di reagire ad ogni pié sospinto, che non relazionino in maniera
confidenziale con le personalità che devono proteggere perché restino sempre
vigili ed attenti senza indulgere a concessioni amichevoli. La sicurezza non dipende dalla parola
diffusa a mezzo del Web ma dalla professionalità degli uomini che ad essa
sono destinati. Speriamo che si possa continuare a
scrivere ed a farsi leggere quando si ha qualcosa da dire o da portare a
conoscenza perché la verità anche se furente NON
impedisce la sicurezza ma anzi le si schiera a difesa. cf.17122009
Il senatore Ichino, nel suo
intervento in Parlamento di qualche giorno fa, non entra nella discussione
circa la legittimità, ora negata dalla sentenza della Corte dei Diritti
dell’Uomo di Strasburgo, dell’uso del simbolo della croce nelle aule
scolastiche italiane, peraltro non imposto da nessuna legge italiana, e
neppure dal Concordato. Dichiara di volersi porre dal punto di vista del
cristiano, o dell’aspirante tale, il quale chiede di non banalizzare questo
segno centrale nella fede cristiana e cattolica. Soprattutto chiede che esso
non venga ridotto a mero segno della propria fede da uno Stato, trattandosi
di segno universale e non limitabile ad un unico territorio nazionale. Tanto
meno, continua, esso dovrebbe essere trattato o utilizzato “come arredo”
d’ordinanza. Perfettamente d’accordo con Ichino di
fronte a qualsiasi svilimento del segno a puro arredo, o peggio ancora a
complemento di arredo o complemento di moda, alla stessa stregua di una
cintura o di una borsa. Si tratta di un segno troppo sacro e troppo nobile
per ridursi ad un arredo o ad una suppellettile. Ma la presenza di questo
segno, liberamente scelto da chi lo pone qui o là, non è la presenza di un
idolo. Più che il segno, come ogni segno quel peculiare segno rinvia ad
altro. Rimanda ad un crocifisso-risorto, ad un abbandonato che recupera le
energie per ricominciare, ad un sofferente che trova la forza per rinascere.
Anche per questo la Ginzburg qualche anno fa invitava a non togliere quel
segno. Non è questione di abbattere gli idoli e di riconoscere, nello
spirito, l’unico vero Dio. A volte la laicità estrema giunge all’estremismo
di proibire qualunque ostentazione di segni che parlino di altrove e,
soprattutto, di un Altro. Ma segni presenti o tolti dalle aule sono una
questione secondaria. Restano gli “incrociati” dalla vita e dalle lesioni
alla dignità, restano i crocefissi umani, i devianti, i poveri, i deboli, a
tappezzare ogni luogo ed ogni attimo della nostra storia per ribadire che
Dio non è così.
domenica, 8 novembre 2009
Lo Stipendio della Giustizia Prima di tutto dobbiamo ricordare il
lavoro, l'impegno, il sacrificio di tanti Magistrati che hanno donato le
loro vite alla Giustizia, adempiendo fino in fondo il proprio dovere. Magistrati l'ultracasta, il libro del
giornalista Liviadiotti è stato lo spunto che ha dato al Ministro Brunetta
l'occasione per ritornare sulla polemica dei giudici fannulloni anch'essi:
lavorerebbero per circa quattro ore al giorno ma lo Stato impegna per
garantire loro lo stipendio, la quasi totalità degli incrementi di spesa del
capitolo Giustizia. In tre anni infatti gli aumenti degli emolumenti dei
Magistrati hanno superato i diecimila euro. Un pretesto a nostro avviso ad uso
dei media, perché si omette di dire che lo stipendio dei Magistrati è
indicizzato a quello dei Deputati, questo vuol dire che aumenta quando la
politica decide che è giunto il tempo di rimpinguare gli appannaggi che si
autoassegna per alzata di mano. Quindi, l'osservazione giunge dalla parte
che nella Giustizia ha il suo tallone di Achille. Per meglio intenderci: se
l'operazione si poneva come obiettivo di gettare discredito sul lavoro e
nella credibilità di alcune inchieste che vedono coinvolti esponenti della
classe dirigente politica, questa sicuramente corre il rischio di inficiare
presso l'opinione pubblica la bontà di una Riforma necessaria che
fondamentalmente mira a recuperare efficienza ed a contenere la spesa
pubblica. Chi scrive ha avuto in sorte l'esperienza di Giudice Popolare e
può assicurare il Ministro che i Magistrati lavorano tutto il giorno, senza
sosta, studiando copiosissimi faldoni spesso anche a casa. E non potrebbe
essere altrimenti: gli atti di un processo penale sono enciclopedici,
bisogna leggersi e studiare ore ed ore di intercettazioni trascritte,
esaminare perizie e verbali, interrogare, confrontarsi, dibattere ed infine
tirare le somme assumendosi una doppia responsabilità, quella di giudicare
in nome del Popolo Italiano e quella di garantire ed affermare la Giustizia
Giusta. Qualcuno invece parla a ragione di carenze in Organico nel settore
Giustizia; a noi sembrano motivi più fondati ed allora lanciamo al Ministro
Brunetta la proposta NON provocatoria di trasferirci d'ufficio presso
Tribunali, Procure e Preture. Cioè, se vogliamo affrontare seriamente i
problemi del buon funzionamento della Giustizia senza aggravare
ulteriormente la spesa, predisponiamo il trasferimento presso gli uffici
giudiziari delle orde di uscieri ed impiegati che ingolfano gli Enti Locali
e le Partecipate ed assegniamo loro quei semplici ma importantissimi compiti
di archivista, commesso, operatore informatico che farebbero la gioia di
ogni Cancellerie. cf.01102009
Riformati per un colpo di sole Ciò che maggiormente ci ha sorpreso
della riforma del pubblico impiego così tanto temuta e contestata dai
colleghi che l'avver-tono come una minaccia ma che a noi invece è sembrato
un segnale molto positivo orientato nella direzione di una moraliz-zazione
dei rapporti prima ancora che delle modalità di gestione del personale, è
stata la messa a fuoco su quelle degenerazioni assurte a rango di
consuetudini consolidate in capo ai datori di lavoro per le quali il
personale dipendente non è come naturale che sia, forza lavoro disponibile
alla quale si affidano compiti e mansioni in ragione delle capacità e delle
abilità mostrate utili al buon andamento dei servizi ma diviene oggetto di
una sistematica cooptazione subculturale che si realizza nella pratica con
l'esercizio arbitrario ed assolutamente inaccettabile dei "poteri datoriali"
trasformati in strumenti per indurre nel gruppo atteggiamenti ed
indisponibilità nei confronti dei novizi finalizzati alla fidelizzazione.
Una Fedeltà non già per le
istituzioni che dà valore al lavoro svolto ma agli interessi spesso
inconfessabili perseguiti con ogni mezzo dall'indifferenza all'offesa
vigliacca ed anonima fino alla minaccia di gruppo, da questi campioni dei
"risultati raggiunti" che però mai alcuno ha visto. Proviamo a riflettere cari colleghi,
sul tentativo operato con la Riforma di rendere trasparente la storia
personale di questi naufraghi della mediocrità giunti all'ultima spiaggia
del pubblico impiego con ogni probabilità dopo essere stati gettati come
zavorra dal mondo delle professioni od incastonati negli organici come gemme
della malapolitica e del cattivo sindacato. Vedrete, quando leggeremo i loro
compensi e la monetizzazione dei risultati che si autocertificano e che
addirittura sono stati elevati dal 25 al 30% dello stipendio da Brunetta, in
molti casi il nostro giudizio e la nostra valutazione saranno messi a dura
prova conoscendoli da vicino così come siate certi, la fiducia e la stima
riposta nella loro autorevolezza comincerà a vacillare dopo aver dato uno
scorcio ai curriculum vitae. Un conto è immaginare tabelle
stipendiali altra storia è leggere nome e cognome accanto alla casellina con
decine di migliaia di euro ed in alcuni casi centinaia di migliaia! In tanti
cominceremo a schiarirci le idee e a dare risposte ai perché costretti come
siamo nelle nostre "gabbie" da "filosofie relazionali" professate come
inevitabili per gruppi numerosi al solo fine di assicurarsi il grado di
condivisione più ampio e profondo tale da permettersi ogni manovra senza
controllo critico. Cari colleghi, amici, lavoratori che
per vedere riconosciuto il vostro impegno, l'espressione più bella ed
edificante dell'IO: il lavoro, siete stati confessati pubblicamente contro
ogni "divino precetto", vi invitiamo a riflettere prima di qualificare
sbrigativamente questa Riforma come "Reazionaria". Ebbene, dovremo pagare qualche euro
se per badare alle nostre faccende ci ammaliamo, ci sarà negato qualche
permesso di troppo e con ogni probabilità bisognerà pur dimostrare di aver
lavorato per incassare la produttività ma in tutta franchezza, non è meglio
rinunciare a qualche privilegio di "casta" e poter leggere codificati dalla
Legge e sanzionati come comportamenti e pratiche inammissibili che
sviliscono l'uomo, tutta quella serie impropria di "tests" molesti che
sbarrano la strada alla accettazione nella comunità di lavoro ed impediscono
la piena, libera espressione e realizzazione della personalità? Mai una voce che venisse dalle forze
sociali pur deputate alla difesa dei lavoratori per finalità di statuto si è
ascoltata quando colleghi dalla psicologia più complessa o forse più
completa, ricchi in onore e dignità sono sottoposti a quarantene ed
ostracismi che possono durare anche anni: perché non li conosciamo. E per
conoscerli viene decretata la molestia teorizzata come innocuo mezzo di
rivelazioni necessarie alla sicurezza del capo che la propone come sicurezza
del gruppo. Tacciono, disinteressati sia ai danni
devastanti su alcuni lavoratori procurati da certe metodologie conoscitive,
sia al lavoro che è l'ultima delle "prerogative" nella organizzazione dato
lo stipendio garantito, la folla di addetti, la sostanziale assenza di
controlli della qualità e quantità delle prestazioni. Tutto da sempre procede stancamente a
garanzia degli interessi consolidati negli anni. Tante le legnate menate da questa
riforma ma ad una riflessione pacata ed attenta possiamo riconoscere il
merito a chi ha promosso la Legge Delega 15/2009 di aver ricostruito il
giusto ordine dei comportamenti e dei rapporti interpersonali; di aver rotto
l'omertà che impera in tutto il settore pubblico da nord a sud regolato da
taciti codici non scritti per i quali il "come sei?" ed il "che fai?" stanno
a significare: devi darci conto delle tue scelte di vita personali, delle
tue inclinazioni intime insomma, devi raccontarci il tuo "pudore" perché
tutti sappiano diversamente non lavorerai, non sarai mai accettato, non
starai tranquillo. "Verremo tutti" se pensi di sottrarti alle "leggi", ed
allora la molestia si trasforma in vera e propria vessazione e riduzione
della volontà con danni indelebili all'equilibrio. Tutto questo non era punito ed è
tutt'ora pericolosamente patri-monio "ideale" nel pubblico impiego. Tutti
sanno, pochi disapprovano ma tutti zittiscono per
timore di finire nelle "gabbie" alcuni o per convinto assenso alle pratiche
altri, perché la partecipazione attiva o da spettatore garantisce accesso a
premi, carriere, riconoscibilità a prescindere dal valore intrinseco di
ciascuno: "sei con noi", "stai con noi" dunque, hai diritto perché ora
sappiamo, ti conosciamo... Immaginiamo quale sconcerto procurato
da questa riforma alla lettera "e" dell'art. 55 avrà assalito tanti: è
scritto a chiare lettere ciò che della "tradizione" NON può più essere
riproposto e che speriamo di leggere tale quale è, anche nella versione
finale del decreto di attuazione prossimo all'emanazione. Si, avete letto bene. Quello di
vedere gli uomini alla soglia degli anta spudorati, offesi, sviliti perché
assumano in fretta decisioni e diano pubblico conto delle proprie scelte di
vita anche quando queste sono irreprensibili e non mostrano né cedimenti, né
deviazioni ma appartengono a quella sfera inviolabile che il buon senso
prima ancora delle Leggi riconoscono a ciascun individuo; è un costume ed
una tradizione che accomuna le genti d'Italia. Dalle Alpi all'Etna. E' un patrimonio che si tramanda di
generazione in generazione, un testamento che disereda sempre i deboli e
bisognosi; una sorta di selezione naturale che vede soccombere quei soggetti
che più avrebbero bisogno di essere sostenuti mentre su di essi si
infierisce con velenose ed offensive frecce che quando non ammazzano,
demoliscono la struttura degli uomini come delle donne stramazzandoli al
suolo per essere calpestati da ogni viandante. Si potrebbe affermare che le
"politiche del personale" in uso nelle Pubbliche Amministrazioni di tutta
Italia poste in essere dai "paladini" delle risorse umane di concerto con le
"OO.SS" trovano riferimenti e convincimenti nel tessuto sociale per il quale
il posto di lavoro pubblico si presta ad essere l'arena ideale. Pazzi per un colpo di sole sarebbe
l'accusa che ci porterebbero se non fosse però che proprio un pazzo ha
elencato tutto quanto avviene nei corridoi dei nostri uffici e che d'ora in
avanti sarà punito. Spetta a noi già savi, divenuti pazzi
però sotto il sole di agosto illustrarne le dinamiche ed eviscerarne i
motivi ultimi e la cultura ispiratrice che non giustifica ma che anzi ci
induce ad impegnarci per rimuovere l'oscurantismo di certe tradizioni per il
futuro. D'altronde, è noto che solo la marca
conservatrice e tradizionalista è capace di riformare la tradizione per
adeguarla ai tempi moderni ed alle nuove sensibilità. Un'ultima riflessione cari amici,
colleghi, lavoratori: vi siete chiesti perché sulla grande stampa, nei
comunicati sindacali, sulla rete internet NON c'è riga di una sola
sottolineatura o commento, un solo approfondimento od analisi al D.Lgs n°
15/2009 che tocchi il tema del licenziamento quale sanzione per quanti
offendono o molestano? A noi sembra invece un aspetto di
gran lunga più importante dei fiumi di parole spese sui 2 euro di trattenute
per ogni giorno di malattia o sui permessi negati a chi non ha diritto! Fatevi neri al sole e Buon Ferragosto
2009. cf.15082009
il lavoratore è in ferie siamo in vacanza ma proveremo
ugualmente ad aggiornare il Blog con il lavoro che dovessimo valutare
significativo. Un anno e più di ininterrotta attività con la quale oltre a
tenere aggiornati abbiamo proposto una lettura spesso in antitesi alle “voci
di corridoio”. E’ il tratto distintivo di queste
pagine. Inevitabilmente ad alcuni non è piaciuto altri invece ci hanno
confortato iscrivendosi alla news-letter, in ogni caso siamo lieti di aver
riscontrato dell’interesse quotidianamente testimoniato dal contatore delle
visite che ha sommato clic su clic fino a superare le diecimila visite.
Vogliamo di più, abbiamo la presunzione di poter costruire la comunità del
lavoro pubblico fatta da quanti nel pubblico impiego vi lavorano per trarne
il sostentamento alla propria famiglia ma sono con disincanto fuori dalle
conventicole. A tutti BUONE FERIE e come sempre un
saluto speciale agli iscritti. cf.03082009
Il nostro amico ...@hotmail
sembra avviato ad una collaborazione continuativa: ci scrive nuovamente
esortandoci a pubblicare la lettera che il Presidente della Commissione Lavoro della Camera ha
inviato al Governo illustrando lo spirito di abnegazione e fedeltà alle
Istitu-zione mostrato dal Corpo dei Vigili del Fuoco meritevoli di ogni
attenzione e di veder riconosciuti concretamente con l'impegno di risorse in
moneta, nuovi mezzi ed uomini i gravosi compiti svolti in condizione di
estremo disagio. Presto, una sezione del Blog sarà dedicata al Corpo dei
Vigili del Fuoco e ci auguriamo che faccia da apripista per utenti anche di
altri settori che ispirati intendessero portare il loro contributo a quello
che voleva essere lo spazio unico del lavoro pubblico che supera la
dialettica delle parti e coinvolge la condizione soggettiva a protagonista. cf. per ..@hotmail
15072009
VV.F, ...@hotmail ci segnala
Qualcuno c'ha trovati
in rete, ha compreso queste pagine e ci ha scritto una mail con allegata
"una eloquente cartolina dove si esprime tutto il disagio
di quelli importanti, solo quando servono"! Caro amico, noi ti
ringraziamo e ci auguriamo che anche altri assumano illavoratore.eu
come riferimento per rilanciare o proporre temi ed istanze o semplicemente
per farci riflettere.
VVFF, Straordinaria
Impresa.
L'Aquila,
5 Giugno 2009. Con una complicata azione gli uomini del SAF, gruppo speleo-alpini-fluviali guidati dal VF Caposquadra Silvio
Benedetti, hanno messo in sicurezza la cupola della "Chiesa delle Anime
Sante".
Raccogliamo il disagio dei VVFF e pubblichiamo il volantino che ci è stato segnalato da un nostro utente
perchè lo pubblicassimo. I Pompieri, "lavoratori"
del comparto Sicurezza, si dicono stufi di ricevere encomi ed elogi senza
vedere soddisfatte le loro esigenze di ammodernamento degli scarsi mezzi, di
risorse sufficienti a valoriz-zare il lavoro degli uomini, di aumento
degli organici sottodimensio-nati.
L'animazione
del Blog ringrazia il nostro amico (...@hotmail.it)
per avere utilizzate queste pagine esattamente con le finalità per le quali
furono ideate.15062009
un coro di no
alla Riforma del Pubblico Impiego si è alzato da tutte le forze
sindacali compresa la Ugl che parla di "fughe
in avanti" come se nei compiti di un Governo non rientri quello di
essere anche legislatore quando riceve una delega ad hoc dal Parlamento.
Ebbene, perderemo con molta probabilità qualche clic ma avvertiamo la
necessità di far sapere che a noi piace. Si, la riforma così come viene
riassunta dalla stampa, ci piace. Ed a piacerci poi tanto è proprio la parte
che i sindacati giudicano punitiva: "le pagelle". Uno strumento
chiaro e semplice, utile a segnare il discrimine tra imboscati che nella
massa vengono fuori sempre come i migliori e quanti invece di lavorare non
riescono a fare a meno. Quelli che lavorano e tirano il carro tutto il Santo
giorno, quelli che tengono insieme sportelli e bottega, che rispondono si
perché sono lì e non in permesso, che sono in piedi e non a giocare, che sono
al video e non al telefono con gli amici, quelli che battono sulla tastiera
ininterrottamente o sollevano, scaricano e caricano per mettere via in tempo
e non si promuovono col capo riferendo che tutto è già pronto e sistemato
come fanno alcuni che non alzano un dito; per tutti loro la "pagellina" di fine anno, redatta da una Commissione
o dall'ultimo degli imbecilli non fa differenza, sarà giusta perché pubblica
e trasparente ed assegnerà i riconoscimenti meritati. Il furbo di turno non
avrà più nulla da rivendicare, per il lavoro non fatto a nulla avrà diritto.
Non ci saranno più fondi da ripartire "equamente" tra fessi e furbi
ma qualcuno dovrà firmare una certificazione, motivare la spesa in maniera
circostanziata con nomi e cognomi e non in maniera generica ed evasiva per
poi riferire al "corridoio": quest'anno c'era poco...hanno tagliato
su tutto. Quel poco che c'è non sarà più elemosina ma per forza di cose dovrà
andare nelle tasche di chi si impegna od andare a rimpinguare il conto di chi
è bravo e più capace.
Ma che cosa
temono questi signori? Temono di dover piegare la schiena per guadagnarsi il
giusto oppure temono di non avere più energie per il secondo lavoro? La
differenziazione stipendiale è il solo, serio, efficace strumento per
aumentare produttività ed efficienza. Una sana emulazione si rivela anche un
ottimo espediente per ritrovare motivi di soddisfazione. In realtà qualcuno è
preoccupato di perdere le proprie rendite ed è ancor più intimorito dalla
rimodulazione delle alleanze che necessariamente dovranno riposizionarsi.
Finora sono state l'asse portante lungo il quale il datore di lavoro si è
garantito ed il referente o meglio, i referenti hanno accampati diritti
chiudendo gli occhi su ogni abuso.
La Pacchia è
finita, che sia questa la volta buona e che finisca per davvero. cf.13052009
Provvidenziali
sono statele microcamere accese sui cartellini di Entrata ed Uscita: hanno illuminato le coscienze delle anime pure
che proprio non vedono e non scorgono altri scopi dietro la fittizia
solidarietà di gruppo e le amicizie da colleganze che giurano fedeltà al
"re" ma non alla Costituzione; non sembri fuori luogo menzionare la
Costituzione della Repubblica. Le "Onnipotenti" webcam ci restituiscono uno squarcio di quella
p.a. che opera e si muove nella P.A. come tante "logge" di una
unica organizzazione i cui fini non si leggono e non trovano riscontro nelle
carte.
Le carte sono sempre apposto e quando non dovessero esserlo, vengono in
soccorso le squadre del gruppo per conoscere, verificare, controllare ed
assegnare ruoli e compiti.
Che cosa fa la "pa nella P.A." e quale
sia la sua missione principale adesso dovrebbe essere più chiaro anche agli
ingenui e fare la spesa potrebbe non risultare l'unico compito. Atti e timbri
non ci aiuteranno ma possiamo ben sperare nella luce illuminante di altre
webcam che da differenti piani di ripresa ci faranno spettatori di
consuetudini, metodologie, tradizioni e comportamenti radicati di cui spesso
in tanti diveniamo anche inconsapevoli attori; vere e proprie filosofie
relazionali che dovrebbero essere già state abbandonate da tempo ma che
invece sembra si perpetuano con un'unica tenzone:
divenire pubblici per entrare nel gruppo e poi ottenere licenza di fare ogni
cosa in maniera tale che gli interessi dei controllati coincidano con quelli dei
controllori; mandare avanti la baracca col minimo sforzo prendendo il massimo
dei risultati, traguardi irraggiungibili senza una fitta rete di fidelizzati
demoliti nell'io. Atteggiamenti che a certe latitudini, per naturale e
storica inclinazione, finiscono per essere esasperanti al punto da far
registrare situazioni di degrado pacchiane.
Il sindacato latita, i colleghi tacciano scrivono i
giornali ma i giornalisti sono osservatori molto spesso superficiali, non
possono essere onniscienti. Certe culture appartengono e sono professate da
circoli indipendenti le cui dinamiche sono difficilmente tracciabili da
quanti non percorrono quotidianamente i viali del pubblico impiego. NOI che
siamo viandanti più consapevoli comprendiamo che taluni tacciano per
sfibramento ed altri si girano dall'altra parte perché ricevono il proprio.
Alle matricole che vengono per lavorare abbiamo già insegnato a compilare il
questionario con le
risposte:
- che fai? vado a fare la spesa! cf.22032009
Tutti Bravi,
tutti promossi i dirigenti italianiprendono nel 90% dei casi i premi di
risultati. Unici in Europa e nel mondo secondo una ricerca della Bocconi.
Infatti, sono premiati per i risultati raggiunti in Germania il 15%,
solamente il 5% in Svizzera ed appena l'1% di quelli Usa. E non
necessariamente la maggiore autonomia degli Enti coincide con i meriti che
invece secondo la ricerca, aumentano significativamente se messi sotto
pressione per i risultati. Internet può essere uno degli strumenti efficaci
per raggiungere questo scopo.
Quanto fosse
capace l'esercito di 158mila "cavalieri" che ogni mattina salgono
in sella a comode poltrone piroettanti ce lo aveva già annunciato il
Parlamento questa estate sotto il sole cocente di agosto infatti, ha
approvato una "Leggina" (art. 4-quater) di conversione che
quasi nell'anonimato ha di fatto cancellato il tetto agli stipendi dei
dipendenti pubblici che pure era ragguardevole: 289mila€. e rotti.
La crisi dunque non toccherà i "cavalieri
pubblici" senza macchia e senza peccato che tutto sanno ed ogni cosa
tengono sotto controllo; gli è bastato lamentarsi col Governo per il tetto
posto ai loro guadagni e l'esecutivo, evidentemente intimorito dal potere di
interdizione degli apparati alla riforma che peraltro prevedeva già l'aumento
della retribuzione di risultato portata dal 25 al 30% dello stipendio, li ha
subito accontentati togliendo ogni limite agli introiti.
Sembra di
capire che hanno poteri da demiurgo, riescono a portare fuori dalle casse
dello Stato risorse che invece sono negate ad altre categorie di lavoratori
prendiamo a caso i precari, certamente più bisognosi e sicuramente più
meritevoli perché faticano e come ogni altro lavoratore sopportano le ubbie
di questi che molto spesso, in misura inversamente proporzionale alle
capacità, esercitano sulle risorse a disposizione sottili quanto indebite
azioni di ingerenze al solo scopo di assicurare la propria credibilità.
Francamente,
proviamo a immaginare quanti, tra i direttori che ciascuno ha avuto modo di
conoscere suo malgrado nel corso della propria carriera od anche tra quelli
noti alle cronache tra i grandi "manager" di Stato, avrebbero
trovato posto in attività produttive dove i risultati più che enunciarli
bisogna contarli e metterli a bilancio? Un numero sicuramente modesto di
meritevoli. Il più delle volte ci troviamo di fronte la mediocrità e la
pochezza di figure che prendono a riferimento metodologico ed organizzativo
"filosofie" di valutazione dei soggetti che non riguardano la
bravura la quale, ed è esperienza comune a quanti lavorano nella P.A., per
potersi esprimere deve superare lunghe quarantene quando non edificanti
percorsi fino ad essere molto spesso costretta od addirittura spenta del
tutto.
Viene da
lontano la pianificazione delle risorse umane nella P.A.; è un perpetuarsi di
consuetudini e vecchi costumi assunti come prove inevitabili per la
conoscenza ma che in realtà hanno a fine ultimo, il mantenimento della
condizione privilegiata di alcuni dai quali discendono le decisioni degli
apparati di sistema che in contesti produttivi altrimenti, non riuscirebbero
ad imporsi. cf.10032009
Il ddl
Brunetta è diventato Legge. Ecco il Testo approvato(fonte Uil-PA)In Sintesi, questi i contenuti che hanno provocato il lancio di un
comunicato della Cgildai tonifrancamente eccessivi: "contrasteremo con tutti
gli strumenti che riterremo necessari". Che cosa dobbiamo
aspettarci? Il picchettaggio dei corridoi? Sono già troppo affollati!
Il nostro
"padrone" non ci licenzierà e non ci farà lavorare per più ore. In
tempo di crisi NON è poco. Certo, sembra di capire che non vi saranno
incrementi di stipendio per tutti, che si vogliono valutare in meglio le
prestazioni e l'apporto soggettivo per provare ad incentiva-re l'aumento di
produttività e soprattutto di qualità dei servizi. Sappiamo che in alcune
realtà come ha fatto registrare il concorso "premiamo i risultati",
sono elementi che NON rientrano negli "adempimenti d'ufficio".
Vediamo, che
cosa altro potrebbe preoccupare il lavoratore di questa legge? Forse gli
incontri pubblici annuali con le associazioni di utenti e gli studiosi del
ramo per verificare il raggiungimento dei risultati? E quale sarebbe il
pericolo: essere magari costretti a ripristinare un servizio ritenuto troppo
impegnativo? Oppure ci disturba essere ripresi in pubblico? Accade già, tutti
i giorni a molti sportelli. Ma leggiamo, leggiamo. Che cosa ancora potrebbe
mettere in serio pericolo la condizione del lavoratore: i controlli della
Corte dei Conti! Pericolosi quelli...spulciano i conti e poi scrivono che
centinaia di milioni di euro ogni anno sono spesi malamente o malamente
impiegati. "Grave errore" farli in corso d'opera per poi magari
vedere il capitolo di spesa cancellato quando i giudici contabili riscontrano
gravi anomalie. Era meglio prima, i controlli a posteriori ci davano la
soddisfazione di sapere che i soldi erano già tutti persi.
E pensate,
questa legge è così pericolosa per la condizione operaia che mette in campo e
crea dal nulla altri uffici: l'agenzia autonoma della valutazione che
moltiplicherà le poltrone dell'Aran, che si vedrà assegnato un altro
faraonico budget, che avrà consiglieri, consulenti, presidenti ed esperti
tutti messi all'ingrasso col pericolo di colesterolo alto. Ma non è finita,
c'è ancora l'incremento dello stipendio di risultato dei dirigenti: dev'essere minimo il 30% dello stipendio in più. Pensate
un pò Brunetta quale nocumento ha arrecato alla
condizione "operaia": lo stipendio di risultato è passato dal 25%
al 30% in più e NON potrà essere inferiore.
Voglio
lavorare di più, ho bisogno di guadagnare di più ho troppe spese: domani vado
in ufficio e chiederò dello straordinario. Mi diranno che le ore disponibili
sono finite, non c'è più una lira. Allora farò presente che sono un esperto
informatico e che forse potrò essere utile nel progetto qualità. Mi
risponderanno che il "budget" è finito, devo aspettare il nuovo
bilancio che però è già prenotato: c'è quello della segreteria che deve
entrare e c'è poi il delegato...ma anche la donna del capo che ha bisogno.
il5
febbraio 2009 si è tenuta a Roma una Tavola Rotonda sul tema: valorizzare i
talenti, idee per modernizzare la P.A. evento che puntualmente segnalammo
alla sezione "appuntamenti".
Nel leggere
gli atti del convegno, abbiamo scoperto che tra i convenuti ha preso la
parola il Direttore Generaledell'Ente peggio amministrato
d'Italia che ha accumulato nel 2008 una voragine
di debiti, il cui bilancio è stato giudicato da una
accreditata ricerca, ultimo tra i bilanci degli enti locali pertrasparenza,
appesantito inoltre da spese eccessive; Ente a cui lo Stato
più che ad altri, riconosce trasferimenti ma che batte tutti per inefficienze
e sprechi.
Dall'ascolto del suo intervento (qui anche in sintesi testuale), non si comprende come un onesto
Piemontese sia potuto arrivare alla guida della macchina organizzativa
di un Ente territoriale giù nel meridione catapultato in un contesto
che evidentemente bene non riesce a decifrare, almeno questo ci dicono i
risultati ottenuti, per Sua stessa ammissione: risultati NON significativi.
Dobbiamo pensare che a determinare la scelta, il merito maggiore sia stata
proprio la sua militanza politica; politica che sempre nello stesso
intervento, definisce poco consapevole dei problemi che interessano la
Pubblica Amministrazione. Prima di ogni altra osservazione, il nostro Direttore
Galattico ci tiene a far sapere che giunto al convegno in Roma, Lui è un
po' meno "incazzato", perché ha trovato gli estimatori delle Sue
idee innovative: i giovani. Gli stessi giovani che vuole assumere a frotte in
sostituzione di coloro che guadagnano molto ma pare, non siano più in
condizione di lavorare perché hanno 55 anni e e
sono numerosi, il 60% dei lavoratori che ha alle dipendenze. Ci fa sapere poi
che NON riesce a sturare le vecchie fogne Borboniche perché i suoi fognatori hanno 60 anni e non può più mandarli nei
cunicoli, però resta sempre in attesa dell'autorizzazione ad assumere giovani
economisti che gli possano valutare i piani degli investitori che pure
questi, afferma, giungono numerosi a Napoli; nonostante la crisi (ndr). Ha
così tanto bisogno di laureati giovani che Lui stesso nell'autunno del 2009
prenderà la Laurea. Questo si legge nel C.V.
Ma poverino,
quella stessa politica che lo ha nominato direttore generale, ora gli ha
messo in attesa la soluzione dei problemi che lui ha individuato, non
concedendogli l'autorizzazione ad assumere perché i 200 dirigenti che ha già
alle dipendenze, non hanno le "competenze" per valutare i piani
economici e quindi, si è "esercitato" ed ha pensato che i soldi per
pagare gli incentivi alle dimissioni volontarie dei suoi vecchi dipendenti,
NON li chiederà al Governo ma li pagherà con i risparmi. Quali, non abbiamo
capito di certo sappiamo che prima dovrà pagare gli 80 milioni di debiti
fuori bilancio accumulati nel 2008: una voragine grande quanto il cratere del
Vesuvio che speriamo non erutti aggravando ancora di più i problemi.
Ha fatto
sapere poi al Sindacato che il Suo sistema di valutazione (più di 500
pagine), è tra le migliori pratiche segnalate dal Ministero ma ora sono però
maturi i tempi per differenziare gli stipendi visto che a fine anno Lui si
ritrova con 200 relazioni sui risultati raggiunti, tutte positive e dunque,
NON è possibile più ragionare in termini di automatismi premiali, ha
scoperto.
Anche nel
campo tecnologico ha molto innovato, dice. Ha comprato 3.500 PC e li ha messi
in rete però preferisce non guardare dietro al video quello che fanno i Suoi
impiegati: giocano; gli ha riferito confidenzialmente il Ministro che come si
può intuire Non sarà consapevole dei problemi che affliggono la P.A. a
detta del Nostro Direttore perché è un politico ma in materia tecnologica
certamente è ferrato.
Dopo questa
faticosa tavola rotonda caro direttore generale, ci permette una domanda per
restare in tema di trasparenza così cara al Ministro inconsapevole che
però sa di Computer: noi guadagniamo 1.100 €. mensili come la
maggioranza dei suoi dipendenti di "bassa qualifica" ma Lei, quanto
guadagna? cf.18022009
- Enti Locali,
Approvato
l'Atto di Indirizzo all'Aran, Avvio delle Trattative per concludere il
rinnovo del CCNL di circa 600.000 lavoratori con i relativi ed attesi incrementi
economici.
Ma perché attendere ancora quando gli strumenti di legge pensati apposta per
la crisi economica in atto permetterebbero di ricevere subito senza aspettare
altri mesi gli aumenti già determinati? Per quali timori reverenziali gli
Enti non decidono di riconoscere ai lavoratori gli aumenti di stipendio?
Quali consolidati equilibri le Amministrazioni del Comparto Regioni Autonomie
Locali temono di incrinare se riconoscessero ai lavoratori i loro diritti
economici prima di assecondare oramai vuoti formalismi divenuti la ragion
d'essere solo di alcuni? E' il tema da sviscerare nel
FORUM
Qualcosina però sentiamo di doverla scrivere anche noi: si comprendono le
esigenze che alcune Organizzazioni hanno di differenziare con la critica la
propria posizione cercando nuovi spazi che rendano un maggiore peso
interdittivo nel dibattito ma pensiamo comunque che quando si muovono
osservazioni queste debbano almeno avere della fondamenta.
Nel caso
specifico abbiamo una nuova Legge la quale garantisce ai lavoratori di vedere
i propri stipendi adeguati alla inflazione programmata automaticamente dopo
l'approvazione della finanziaria senza attendere i comunicati trionfali delle
troppe consorterie ed allora proprio non riusciamo a scorgere quale sia il
danno che in questo caso viene ai lavoratori se i soldi entrano in tasca
subito anziché a giugno 2009. Viene il sospetto che ad alcuni non riesce
facile trovarsi una nuova missione dopo aver superato quella da Statuto: la
difesa degli interessi e della dignità dei lavoratori.
Si potrebbe
per esempio cominciare sui luoghi di lavoro, una seria opera interdittiva delle modalità licenziose che hanno i datori
nel determinare relazioni e compiti. Si vedrebbero restituite a molti ogni
possibilità e capacità ed alle P.A. un sicuro recupero di produttività, di
entusiasmi e di meriti. Il vantaggio poi sarebbe di cambiare il nostro mondo prendendo
da ciascuno il meglio che può e lasciando a ciascuno tutto quanto non deve e
non può. cf.11022009
Alla fine del
nuovo video che quiproponiamo,il moderatore do-manda
se in sala è presente un Pubblico Impiegato che abbia da porre una domanda al
Ministro. Noi abbiamo una domanda: Ill.mo Ministro, siamo certi che i
Suoi studi, le Sue analisi, le Sue statistiche, i Suoi grafici, i Suoi
rilevamenti, le cifre, le tavole e le "slide" di cui anche questo
Blog dà conto da nove mesi, ci illustrano le ragioni tutte e ci chiariscono i
motivi profondi per i quali la produttività del pubblico impiego è scarsa e
la qualità dei servizi resi più scadente rispetto al settore privato?
Ammetterà che
qualche perplessità viene spontanea: come può accadere che in un
contesto sereno e protetto quale dovrebbe essere il posto di lavoro nella PA
dove anche Lei conviene, non abbiamo l'angoscia del licenziamento e godiamo
oggettivamente di una condizione privilegiata rispetto ad altre categorie di
lavoratori, i pubblici impiegati risulterebbero in massima parte meno inclini
alla fatica e non avrebbero alcuna riconoscenza verso quel datore di lavoro
così tanto generoso da trattenerli per tutta la vita?
Più di un
dubbio comincia ad affiorare nei nostri pensieri sul fatto che le ragioni
della scarsa produttività possano trovare una logica esclusiva spiegazione
nella cattiva ed anacronistica organizzazione che si assocerebbe ad uno
speciale rilassamento di tanti quasi fosse concordato e sincrono.
Noi pensiamo
invece che oltre a riformare norme e contratti, alla fine della Sua opera Lei
debba accertarsi, magari dopo una esauriente indagine scientifica di
cui Le riconosciamo tutta l'autorevolezza che Le viene da tanta erudizione in
campo economico, se non sia il caso di "riformare" troppo
consolidate, ineludibili metodologie in uso generalizzato alla PA che
si direbbero conoscitive o valutative a seconda del caso posto all'attenzione
ma che molto spesso finiscono per contenere o rimuovere le energie più
preziose del lavoratore. Energie che farebbero la fortuna di ogni datore di
lavoro privato ma che evidentemente al datore di lavoro pubblico non bastano
per entrare nelle sue grazie, sente il bisogno di approfondire per meglio
raggiungere i propri fini. Abbiamo materie ed argomenti infatti dove non c'è
assolutamente conflitto, concordano tutte le parti: datore di lavoro,
sindacato e zelanti; unanime è il consenso: non possiamo fare altrimenti,
siamo in tanti si ode a discarico, molto spesso inutilmente troppi
aggiungiamo noi. Siamo convinti che a determinare la scarsa motivazione ed a
svilire anche le volontà più ben disposte, fiere ed orgogliose di servire lo
Stato, siano i codici mai letti e le consuetudini taciute, stimate come
misura dei rapporti e cifra della fidelizzazione quasi fosse il prezzo da
pagare alla garanzia del posto il cui onere però si badi, non è scritto nei
doveri. cf.14012009