Tfr, firma la petizione per la restituzione a fini previdenziali della indebita trattenuta in busta paga

novembre 25, 2017 at 5:21 admin

TFR, molte amministrazioni praticano indebitamente la trattenuta del contributo del 2,5% invece di indicarlo solo figurativamente, contrariamente a quanto previsto dall'accordo del '99. L'accordo quadro recepito con il Dpcm del 20 dicembre 1999, segnava il passaggio dal TFS al TFR per i dipendenti pubblici assunti dal 2001 e allo stesso tempo la possibilità di trasformare il Tfs in Tfr per tutti quelli che si fossero iscritti alla previdenza complementare. Il Tfs è gravato dal contributo previdenziale del 2,5% a carico del lavoratore e trattenuto dall'amministrazione di appartenenza sulla retribuzione utile ai fini previdenziali, successivamente versato all'ente di previdenza. Per il Tfr l'accantonamento è solo del 6,91% sulla retribuzione utile. La beffa ha colpito soprattutto coloro i quali si sono lasciati persuadere dalla martellante propaganda ed hanno rinunciato alla buonuscita (TFS), per investirla nella previdenza complementare di comparto con la segreta speranza di recuperare qualche euro dalla seconda pensioncina e riallineare il reddito alle esigenze di una vecchiaia che si preannuncia particolarmente parca, in regime contributivo. Ebbene, questi lavoratori leggono ogni mese sulla busta paga, una indebita trattenuta che frustra ed annulla le legittime aspirazioni dei lavoratori che in regime di TFS potevano contare su provvidenze aggiuntive utili al mantenimento del proprio tenore di vita. Alla trattenuta di abbattimento del TFR, si sommano le contribuzioi pretese dai Fondi previdenziali complementari a carico sempre del lavoratore, il cui rendimento resta tutto da verificare a fine carriera. Firma anche tu la petizione promossa dalla Cgil perché vengano restituite e cancellate le inique differenze di trattamento malcelate quando non taciute del tutto ai lavoratori

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Fausto Scandola, la pietra dello scandalo sindacale

agosto 15, 2015 at 11:58 admin

foto dirigente CISL espluso per aver rivelato gli stipendioniE così sarebbe Fausto Scandola la pietra dello scandalo sindacale? Avrebbe meritato l'espulsione dalla Cisl dopo 47 anni perché ha informato i lavoratori degli stipendioni che i dirigenti del sindacato si accreditano senza ritegno prendendo dalle trattenute mensili e dagli introiti che lo Stato riconosce ad ogni pratica che i CAF sbrigano per conto dei lavoratori? Dal sudore dei lavoratori questi signori delle tessere ricavano stipendi da far ingolosire Barack Obama, parliamo di punte che raggiungono i 300.000 euro l'anno. E lo scandalo sarebbe questo signore con le bretelle, colpevole di averli messi alla berlina piuttosto che i 20000 dirigenti sindacali omertosi che nel corso degli anni hanno ricavato dall'esercizio della rappresentanza dei lavoratori, ricchezze da capogiro? Un mondo opaco quello del sindacato che reclama trasparenza e poi si chiude sugli affari che gravitano nella sua orbita di cui, con la sola eccezione della FIOM, nulla sapevamo finché Scandola non ha aperto uno squarcio. E già che ricordiamo le sollevazioni democratiche quando sono stati dimezzati i permessi ed i distacchi ad esempio, nessuna mossa di sdegno invece si registra per l'espulsione di Fausto Scandola che meriterebbe invece un premio per il coraggio e l'indipendenza di valutazione dimostrata. Passato il rumore mediatico, siamo sicuri che tutto cadrà nel dimenticatoio compresa la promessa della neo segretaria Furlan di mettere in rete gli emolumenti di quelli che dovrebbero servire i lavoratori e che invece si fanno i "cazzi loro" con le trattenute automatiche dalle nostre buste-paga. Razzi ha fatto scuola evidentemente, ma forse sarebbe più giusto dire che Razzi nulla fa di diverso da quello che già faceva l'intera classe dirigente di questo paese. In verità, simili episodi poi finiscono per rivelasi utili a comprendere i reali motivi che animano certi entusiasmi, certe vocazioni, certi slanci verso il prossimo altrimenti inspiegabili...

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