Licenziamenti, automatismi, contenziosi ed impugnative, Rughetti chiarisce il nuovo procedimento disciplinare della Riforma

giugno 28, 2016 at 1:47 admin

Angelo Rughetti, Sottosegretario del Governo Renzi al Ministero della Semplificazione e Pubblica Amministrazione intervistato da Oscar Giannino per Radio Sole 24 ci aiuta a comprendere le novità introdotte nell'ordinamento con l'approvazione definitiva nel Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2016 del Decreto Attuativo della Riforma Madia in tema di licenziamenti disciplinari: rispetto alle norme vigenti, le modifiche apportate rendono effettiva la procedura amministrativa del licenziamento a seguito di attestazione fraudolenta della presenza in ufficio. Un procedimento che pur scritto e previsto sulla carta, nella realtà non vedeva applicati i suoi effetti pratici perché l'unico modo per realizzarlo era l'intervento del Giudice. Infatti, tutti i casi di assenteismo fino ad ora sono venuti alla ribalta della cronaca, grazie all'intervento delle Procure che piazzano le telecamere e poi fanno scattare gli arresti. A ben riflettere, è come una sorta di ammissione di impotenza della Pubblica Amministrazione che fuori dal sistema penale, NON aveva strumenti per difendersi. Il Decreto attuativo della Riforma della PA, interviene a rimuovere questi ostacoli stabilendo in primo luogo un automatismo in caso di flagranza di reato: se ti scorgo de visu oppure se c'è una telecamera che ti riprende mentre timbri ed abbandoni il posto di lavoro, non c'è più bisogno di cercare prove documentali con indagini complesse, ma scatta un "procedimento disciplinare atipico" che in 48 ore prevede la sospensione dallo stipendio e la convocazione per contestare gli addebiti. Il lavoratore avrà 30 giorni per produrre una difesa a sua discolpa. Se risulterà convincente, rientrerà in servizio, diversamente sarà licenziato. Questo è il modo più diretto che abbiamo immaginato per superare gli ostacoli al licenziamento disciplinare fin qui sostanzialmente non applicato perché da un lato non avevamo un automatismo e dall'altro, la procedura disciplinare comprendeva una fattispecie astratta di casi molto diversi. Il nuovo procedimento disciplinare beninteso, varrà solamente nei casi di evidenza conclamata di comportamenti fraudolenti. Un altro elemento importante introdotto dal Decreto attuativo, riguarda la facoltà di impugnativa. Fino ad oggi, anche quando si arrivava al licenziamento, il lavoratore infedele veniva reintegrato sul posto di lavoro dal Giudice non perché le Amministrazioni fossero incorse in errori, ma per vizio di forma. La nuova norma sul punto è molto importante: fatta salva l'eccezione dei giusti termini a difesa, in tutti gli altri casi eventuali ritardi di notifica ad esempio, NON potranno essere causa di impugnativa. Quindi da un lato riduciamo il contenzioso, dall'altro la nuova norma non vanifica la procedura di licenziamento per un semplice vizio di forma. Riassumendo: la impugnativa giudiziale resta solamente in caso che si riesca a dimostrare davanti al Giudice che il licenziamento è avvenuto per motivi discriminatori. Non c'è più discrezionalità che era molto spesso l'elemento collusivo della Dirigenza nel valutare i comportamenti del dipendente; si restringe l'area delle possibili impugnative; si interviene automaticamente nelle 48 ore con la sospensione, e si concedono 30 giorni per la difesa. Come si fa a cambiare mentalità, visto il perdurare del fenomeno chiede Giannino. La norma serve per restituire dignità ai dipendenti pubblici che mandano avanti la baracca risponde il sottosegretario Rughetti. Diversifichiamo il trattamento in ragione delle diverse situazioni. A differenza di Brunetta noi non pensiamo che i dipendenti pubblici siano tutti fannulloni, ed investiamo perché dove funziona il sistema pubblico fa la differenza. Dove abbiamo imprese degli EELL che offrono servizi di qualità in tempi brevi e certi, quelle aree ne traggono un vantaggio competitivo. Siccome le risorse a disposizione sono poche, non le daremo a pioggia come è accaduto fin qui, bensì andremo a metterle in quei servizi che le comunità richiedono. Non sarà lasciato ai dirigenti illuminati scegliere quali obiettivi raggiungere perché magari ha interesse a premiare tutti. Le risorse saranno allocate sulla domanda dei clienti della PA: cittadini ed imprese.

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[Radio Sole24Ore-Giannino intervista Rughetti]

 

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Genitori che aggrediscono i professori, si è rotta l'antica alleanza educativa

maggio 21, 2016 at 1:48 admin

Professori in trincea, lasciati soli alla mercé di mille violenze private. Il declino della cultura europea che viviamo in questo particolare frangente storico-sociale, inevitabilmente passa per la scuola e la famiglia sottolinea Mario Sechi, giornalista ed opinionista di MIX24 con Giovanni Minoli e Pitrangelo Buttafuoco. I genitori non comprendono che noi professori non possiamo sostituirci al loro fondamentale ruolo dice la Amanda Ferrario, dirigente scolastica. I ragazzi devono venire a scuola con un bagaglio educativo ben strutturato dalle famiglie, il compito della scuola è formarli, non di sostituirci in un ruolo che non ci compete. L'educazione di base si insegna tra le pareti domestiche. La scuola è un luogo sacro dove le alleanze educative non possono essere solo parole. L'antica alleanza tra genitori e professori che una volta era automatica si è rotta perché il ruolo sociale del professore non viene più riconosciuto. Sono cambiati i genitori innanzitutto e la società nel suo insieme. La scuola non può e non deve diventare bersaglio di ogni rivendicazione sociale conclude la d.ssa Ferrario. La sacralità della scuola è svanita, si è rotto il filo coi genitori che non accettano più l'asino in famiglia riprende Mario Sechi, che però esiste ed è un problema che si supera con l'applicazione allo studio, con il duro lavoro. Oggi si pensa all'insegnante come ad un parcheggiatore che sempre più spesso è fatto oggetto di disprezzo dagli stessi alunni osserva Pietrangelo Buttafuoco, scrittore. I ragazzi inevitabilmente riflettono gli atteggiamenti che percepiscono a casa. Questo accade anche perché il sapere non è più considerato un bene supremo. Di fronte al maestro non ci si pone più col rispetto dovuto a qualcuno che in una certa misura prepara al futuro e lo scontro genitori/insegnanti finisce in Tribunale. Per il prof. Alessandro Davenia, autore, prima le famiglie concepivano la scuola come la palestra per il futuro, adesso pensano che debba essere il luogo per far star bene i figli e farli soffrire il meno possibile e quindi il prof. diventa come una sorta di nemico. I ragazzi non rispettano più il prof. perché c'è una grande crisi dell'autorità in famiglia onda lunga di una progressiva lacerazione del concetto di autorità. In famiglia siccome si fa fatica a comprendere a che cosa bisogna educare, la scuola si sta riempendo di tutta una serie di aspettative che non sono proprie della scuola. Prima si pensava alla scuola come ad un completamento di ciò che si faceva in famiglia oggi, nel momento in cui non si riesce ad educare in famiglia, sulla scuola si proiettano una serie di aspettative che non sono proprie della scuola. La conseguenza è che si sta più con i figli che dalla parte dei professori. Se il figlio ha un insuccesso, il prof. diventa un nemico. Le famiglie essendo sotto pressione, prendono la scuola come bersaglio privilegiato. L'orientamento delle famiglie è cambiato perché non essendo più famiglie numerose, hanno un solo figlio sul quale investono tutto è l'analisi del Prof. Massimo Ammaniti, un'autorità nel campo della psicologia dell'età evolutiva. Il figlio unico è come il capitale di famiglia, temono che la scuola non lo valorizzi. La "famiglia adolescente"si sostisuisce alla famiglia dell'adolescente. Genitori e figli sono sullo stesso piano e non hanno più quel ruolo di guida che segnava dei confini. Padri e madri non danno più la direzione, non indicano più quello che si può o non si può fare, ma condividono gli stessi atteggiamenti. Oggi i genitori sono portati a pensare che se il loro figlio va male non è per causa della mancata applicazione allo studio, ma è per colpa del professore e si crea una alleanza deleteria contro la scuola. Di qui il problema degli insegnanti che non devono fronteggiare solo i ragazzi, ma soprattutto devono difendersi dai genitori con il rischio di essere portati in Tribunale accusati di inadeguatezza. Prof. Ammaniti chiede Minoli, per salvare le vere vittime di questa battaglia, che cosa si deve fare? Credo che i genitori debbano mantenere per quanto possibile il loro ruolo di genitori: dire sì e saper anche dire no; mantenere un ruolo di guida e saper affrontare il contrasto coi figli. I genitori purtroppo preferiscono la strada più facile. Questo è il primo passo. Il secondo è che occorre trovare una continuità tra insegnanti e genitori sapere, come diceva Freud, che il compito degli insegnanti è un compito "impossibile". Basterebbe che ognuno facesse il proprio ruolo e le famiglie imparassero a stare zitte ed affidarsi ai prof un pò come quando si va dal medico conclude Pietrangelo Buttafuoco. Noi de illavoratore.eu preferiamo prendere in prestito le parole di Mario Sechi per chiudere questo dibattito sull'educazione nel mondo moderno dai mille inesistenti problemi: quando il figlio non va bene a scuola, pedate nel di dietro, siamo semplicemente di fronte ad un somaro che non vuole studiare! [FONTE]

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La giusta causa di Ciro, carriera rovinata per aver denunciato colleghi assenteisti poi condannati

gennaio 13, 2016 at 11:50 admin

Quella che ascolterete, è la storia raccontata dalla viva voce di Ciro Rinaldi ispettore del Ministero dello Sviluppo Economico in forza alla sede di Bologna, delegato sindacale della Cgil FP. Sette anni fa, Ciro raccoglie le lamentale di due colleghi che vedono i loro carichi di lavoro quotidianamente gravati dall'assenza dei loro colleghi che timbrano regolarmente e poi abbandonano il posto di lavoro. Colpito nel suo onore di sindacalista prima e dipendente pubblico poi, Ciro segnala il caso al dirigente del servizio. Per due anni però questi non assume alcun provvedimento. Vista l'inerzia dell'Amministrazione, Ciro allora decide di presentare un esposto in Procura e le successive indagini della Guardia di Finanza documentano gli abusi di 29 soggetti. 20 di questi vengono derubricati ad illecito disciplinare, 9 invece vengono denunciati e rinviati a giudizio. Passano sette lunghi anni e finalmente si arriva ad una prima condanna ad 1 anno e due mesi, pena sospesa con la condizionale e la non iscrizione nel casellario penale. Magra soddisfazione, il reato tra un anno andrà addirittura in prescrizione nel frattempo, piuttosto che applicare la Legge Brunetta in vigore e comunque risolvere i contratti senza aspettare la condanna definitiva come previsto nei casi di falsificazione della presenza sul posto di lavoro, i "nostri eroi" hanno continuato a percepire stipendi, premi ed a progredire in carriere mentre Ciro, oltre a patire l'ostracismo e l'isolamento ambientale, si è dovuto difendere da una denuncia per truffa dalla quale è stato assolto ed ha visto la sua carriera frenata da valutazioni negative del dirigente che espressamente lo accusa di aver arrecato un danno di immagine all'Amministrazione per le numerose interviste e denunce agli organi di stampa. Ciro racconta anche del suo sconcerto per l'isolamento e le incomprensioni  subite nella stessa organizzazione sindacale di cui era rappresentante...(fonte: radio Sole24-Oscar Giannino)

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