Il piagnisteo dei docenti ha finito per stufare gli stessi Statali

settembre 18, 2016 at 4:03 admin

Sono stufa di sentire il piagnisteo dei docenti scrive Margherita Ferrari, dipendente regionale, dopo aver letto l'ennesima lettera di lamentele pubblicata dal settimanale SETTE. Dopo trentasei anni di servizio guadagno 1.300 mensili, lavoro 36 ore la settimana ed ho 32 giorni di ferie annuali. Lo stipendio netto di un prof è di 1.600 euro mensili, lavorano 18 ore la settimana e godono due mesi abbondanti di ferie annuali. Senza contare le vacanze di Natale e Pasqua ed i giorni di ponte in occasione delle ricorrenze! Giocano al risparmio e conservano le energie per impartire lezioni private al pomeriggio. Confondono la libertà d'insegnamento con la libertà di comportarsi come si vuole, si presentano ai colloqui con l'orologio in mano, giudicano gli alunni e si rifiutano di essere valutati, si riempiono la bocca con BCE e DSA e poi non sanno gestire una semplice timidezza. A ben riflettere, non sarebbe una cattiva idea se ciascuna categoria di lavoratori del pubblico impiego assumesse maggiore consapevolezza delle nuove realtà socio economica e ridimensionasse il ventaglio delle proprie rivendicazioni che risentono dei bei tempi andati, quando i diritti avevano la precedenza sui doveri e si trasformavano in privilegi...[fonte]

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Concorsone, in Campania a mancare è stato il decoro denunciano i prof respinti

settembre 18, 2016 at 12:29 admin

Comportamenti imbarazzanti ed ostili delle Commissioni esaminatrici; una conduzione nozionistica e libresca più vicina ai quiz a premi che ad un esame elaborativo intelligente; assenza di ogni trasparenza valutativa con votazioni finali uniformi per tutti i respinti; numero dei promossi inferiore ai posti messi a concorso per cui tante cattedre saranno assegnate nuovamente ai supplenti, sono i contenuti della lettera denuncia firmata da un nutrito gruppo di professori indignati che domandano chiarimenti al Presidente della Commissione esaminatrice ed al Dirigente dell'Ufficio Scolastico della Campania.

Con tutta la comprensione immaginabile per l'evidente delusione patita dagli aspiranti professori, ma forse è un bene chiarirsi sui concetti di "nozionismo libresco" in assenza del quale non è ammissibile una alternativa concettuale problematica. Ad esempio, se ci troviamo di fronte ad una classe con quale chiarezza possiamo far comprendere l'evoluzione della storia se prima non puntualizziamo i fatti e la cronaca del particolare momento che intendiamo "problematizzare"? E se vogliamo concettualizzare i fiumi e le montagne, possiamo non sapere che il Nilo è il fiume più lungo del mondo ed il Missuri-Mississipi il più copioso? Carissimi, coraggio. La prossima volta ci prepariamo meglio... 

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Non voglio disturbare faccio da solo, dopo il terrae motus Felicori, anche gli sfratti alla Reggia di Caserta

marzo 12, 2016 at 1:22 admin

Sono alla Reggia di Caserta da cinque mesi ed ho fatto ancora poco rispetto alle cose che ci sono da sistemare, ma non voglio disturbare, faccio da solo nemmeno un euro di straordinari è stato speso. Nella PA i cambiamenti procedono lentamente, c'è bisogno di almeno un anno di lavoro per poter valutare i risultati. Io ho un contratto di quattro anni, diciamo che mi sono dato il compito di gettare le premesse per il cambiamento che sarà apprezzato da chi verrà dopo di me. A parlare è Mauro Felicori intervistato da Giovanni Minoli a Mix24 dopo essere stato oggetto di diffida sindacale indirizzata ai vertici del Ministero dei Beni culturali. Felicori, 64 anni bolognese, è stato per molti anni dirigente al Comune. Insegna gestione delle imprese culturali agli studenti del master in Comunicazione storica dell’Università di Bologna, attualmente è direttore della Reggia di Caserta selezionato con bando di concorso internazionale. Nella lettera al Ministero, le OOSS firmatarie lo accusano di trattenersi in ufficio ben oltre l'orario di lavoro, di aver riaperto al pubblico ambienti che dovrebbero restare in custodia sotto chiave per carenza di personale, di aver trasferito personale evidentemente intruppato, senza concordare alcunché con il sindacato. Messo all'indice dunque, per aver adempiuto il suo dovere ed aver applicato alla lettera la norma (Riforma Brunetta), che riconosce al datore di lavoro piena autonomia organizzativa. Quasi un tentativo di intimidazione che però è andato fallito anche grazie alla mobilitazione dei mezzi di comunicazione che hanno posto all'attenzione della opinione pubblica nazionale il caso. Il vento è cambiato, la gente vessata da un livello di tassazione senza eguali nel mondo e da condizioni precarie di lavoro quando ha la fortuna di trovarlo, non tollera le assurde recriminazioni sindacali che pongono ad obbiettivo della azione la garanzia di condizioni di comodo dal cui orizzonte l'interesse pubblico si dilegua fino a sparire nel nulla. Una polemica che non trova fondamento nell'operato del neo direttore, quella mossa da alcuni esponenti sindacali che per lunghi anni probabilmente, si erano abituati ad accomodare le cose e di punto in bianco si sono visti invece tirare fuori dai giochi nel tentativo legittimo di mettere ordine e ricondurre ciascuno al proprio ruolo. Per l'intero mezzogiorno ed in special modo per la Campania, la frizione tra il neo direttore Felicori e le OOSS di base, è il segnale che è stata compiuta una scelta felice nell'assegnare le poltrone dei beni culturali a mezzo di bandi di concorso internazionali. L'arrivo alla guida di musei e siti archeologici tra i più importanti al mondo, di soggetti fuori contesto portatori di un metodo sconosciuto alle sacche parassitarie dell'impiego pubblico concentrate in alcune aree del paese dove per tante ragioni, non ultime di ordine culturale, il settore è stato concepito dalla mala politica come discarica assistenziale del disagio sociale, può risultare l'inizio di un rivolgere al meglio condizioni di degrado che altrimenti affidate alla cura di esperti locali difficilmente troverebbero motivi sufficiente per rompere  i legami con i costumi tolleranti che hanno impedito fin qui la valorizzazione dei beni affidati nell'esclusivo interesse pubblico dello Stato. Sto vivendo una esperienza meravigliosa alla Reggia di Caserta confessa Felicori, provo con moderazione a far capire che il mio intento è quello di voler cambiare le cose perché il mezzogiorno possa trovare nell'arte il punto per ripartire. Partiremo da terrae motus utilizzando il piano nobile della Reggia appena liberato dall'aereonutica militare, per allestire una mostra con le opere donate in occasione del terremoto dell'irpinia, dagli artisti occidentali più importanti. Una collezione dimenticata che dal 1° giugno sarà offerta ai visitatori di tutto il mondo. E non basta, tra le patologie del sistema Reggia ereditate dal passato, Felicori ha annunciato di aver avviato a guarigione anche l'affittopoli reale con gli sfratti esecutivi delle residenze occupate impropriamente dai custodi.

 

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