84.000 posti di lavoro cancellati nella PA italiana, solo la Grecia ha tagliato di più

luglio 1, 2017 at 6:30 admin

Nell'area OCSE, dopo la Grecia, abbiamo tagliato più posti di lavoro di ogni altro paese, per la precisione: 84.000 posti di lavoro sono spariti nella PA italiana nel quadriennio 2013-2016. In termini percentuali, le Amministrazioni Centrali hanno tagliati il 24% dei posti in pianta organica; le Amministrazioni Locali hanno cancellato il 17% dei posti. Secondo la Cgia di Mestre però, l'anticipo pensionistico dell'APE, la quattordicesima ai pensionati, l'allargamento della NO TAX AREA, hanno praticamente vanificato ogni sacrificio di risparmio ed a fronte dei 30 miliardi recuperati con la revisione della spesa, si sono registrate uscite aggiuntive per 31 miliardi [fonte.1] [fonte.2]

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Uil-PA, rinnovi e non solo, restaurare la contrattazione privatistica del pubblico impiego

aprile 30, 2017 at 8:58 admin

Revisione della spesa e tagli al personale il cui ricambio generazionale è stato di fatto impedito dagli stretti limiti assunzionali, hanno indotto in affanno l'intera macchina organizzativa della Pubblica Amministrazione e determinato uno scadimento generalizzato dei servizi al cittadino che la UIL-PA fa risalire all'entrata in vigore della prima riforma Brunetta. Nel convegno che si ha tenuto a Milano, la Uil-PA sottolinea l'azione incisiva della Unione non solamente a sostegno del rinnovo dei contratti pubblici scaduti da otto anni, ma soprattutto nel tentativo di riequilibrio negoziale  in favore della Contrattazione promosso dalla sottoscrizione della Intesa del 30 novembre 2016 sul pubblico impiego [fonte]

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Per scongiurare la scissione, duecentomila fritture di pesce offerte dalle PA meridionali...

febbraio 19, 2017 at 11:58 admin

E' il piano proposto a Gentiloni con tanto di studi "certificati": duecentomila assunzioni nelle pubbliche amministrazioni del meridione d'Italia. Come nella migliore tradizione democristiana, il rimedio più efficace per riconquistare l'elettorato, ricompattare il partito e scongiurare i pericoli di scissione, niente di meglio che una bella infornata di nullafacenti nelle pubbliche amministrazioni meridionali alla faccia del debito pubblico salito al 134% del PIL, dei vincoli europei e degli investimenti produttivi che pure si diceva di voler attrarre per rilanciare lo sviluppo del mezzogiorno. La politica vuole cogliere l'occasione naturale dello sblocco del turn-over per una bella abbuffata a base di fritture di pesce fresco pescato tra i lavoratori in nero del Golfo tale da neutralizzare ogni minaccia di scissione nei prossimi trent'anni. Il conto beninteso, lo paga pantalone. Orde di spazzini in tenuta da spiaggia, barellieri stesi a prendere il sole, forestali piromani, impiegate in giro per lo "shopping" sono profili professionali già più volte saliti agli onori della cronaca, ma quello della defenestrazione definitiva di una classe dirigente incolore ed insapore che vive di promesse e piaceri, è un pericolo imminente. In fondo il rimedio meglio collaudato dalla politica è quello dello stipendiuccio sicuro senza altro a pretendere che il voto in cabina elettorale...[fonte] 

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Riforma Madia, dove eravamo rimasti?

febbraio 19, 2017 at 8:59 admin

Esattamente al punto di partenza. Con l'approvazione in via "preliminare" dei due Decreti correttivi dopo la bocciatura della Corte Costituzionale, il Consiglio dei Ministri ha rimesso la Riforma Madia della Pubblica Amministrazione nella casella di partenza. La nuova approvazione preliminare del CdM infatti, altro non è che la prima stazione della lunga via Crucis che la Riforma dovrà compiere prima di diventare Legge dello Stato. I Decreti attuativi della Delega sono stati rimessi in coda in attesa di ricevere il via libera definitivo dal Consiglio di Stato, dalle Commissioni Parlamentari competenti per materia ed infine dovranno superare lo scoglio più arduo della Conferenza Unificata delle Regioni dove secondo il Dettato Costituzionale puntualizzato dalla Sentenza della Consulta n. 251/16, bisognerà trovare una intesa cioé, Governo e Parlamento in materia non possono legiferare senza passare le forche caudine delle Autonomie Locali. Federalismo docet: quando sono tanti i galli chiamati a cantare, finisce che il giorno non vede mai la luce recitava un antico adagio popolare. Per arrivare al traguardo e raggiungere un risultato purché sia, il Governo si è fatto "furbo" ed ha cominciato a cedere alle richieste che vengono dai Presidenti delle Regioni cui premono la tutela degli interessi "particulari". Ed ecco che si è iniziato a smussare gli angoli soprattutto in tema di società Partecipate: con Decreto motivato del Presidente, ciascuna Regione potrà autonomamente decidere di mantenere in piedi il baraccone della Partecipata che maggiormente garantisce la quiete sociale nelle urne elettorali in buona sostanza, inoltre, il Governo ha ceduto anche sugli Amministratori Unici: basterà una Delibera assembleare per rifondare i Consigli di Amministrazione. Evviva il Governo Gentiloni che prosegue la stagione delle riforme renziane...[fonte]

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Nella PA troppi raccomandati e i dirigenti rinunciano ai controlli

febbraio 9, 2017 at 1:25 admin

Nella Pubblica Amministrazione italiana vi sono troppi raccomandati che rassicurati dalla tutela della politica, si rifiutano di svolgere lavori disagiati ad esempio. Quindi, trasferire il sistema delle visite fiscali dalle Asl all'Inps, non risolverà il problema perché la furbizia è radicata nel pubblico impiego e così diffusa da scoraggiare la cultura d'impresa mentre la PA dovrebbe avere il compito di incoraggiare ed accompagnare la creazione di lavoro. A controllare dovrebbero essere i dirigenti che invece ricevono premi senza rispondere del loro operato. Così a grandi linee, Giuseppe Roma, ex Censis...[fonte]

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Elezioni alle porte, via la riforma a febbraio un Decreto attuerà l'intesa coi sindacati

gennaio 29, 2017 at 9:49 admin

Quale miglior spinta poteva venire ai rinnovi dei CCNL degli Statali che le avvisaglie di elezioni politiche prossime alle porte? Ancora una volta è stata la Corte Costituzionale a venire incontro ai tre milioni di famiglie che traggono il loro reddito dal lavoro pubblico. Dopo aver sbloccato i Contratti, un'altra pronuncia, stavolta sulla Legge elettorale dell'italicum, ha smosso le acque dei rinnovi contrattuali prosciugando la palude nella quale si erano adagiate le forze politiche che tiravano a campare in attesa della scadenza naturale della Legislatura (2018), ed indotto il Governo Gentiloni a mettere mano al portafogli per soddisfare la "fame di democrazia" che dovrebbe uscire dalle urne elettorali. Accantonata la riforma del T.U. del pubblico impiego, il Governo si mobilita per garantirsi il consenso con un Decreto che a febbraio attuerà non già la Riforma, ma l'intesa firmata il 30 novembre 2016 con le parti sociali per abolire le fasce di merito dell'odiata Brunetta; valorizzare il salario accessorio con una paccata di milioni a pioggia; infine restituire al CCNL ogni potere regolatorio sul pubblico impiego che Brunetta aveva sottratto al "voto di scambio" riportandolo in capo alla Legge [fonte]

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La peggio PA è quella italiana, secondo una indagine condotta dalla UE

gennaio 2, 2017 at 2:56 admin

Le inefficienze dalla pubblica amministrazione italiana hanno un impatto devastante sull'economia, a pronunciare queste parole fu il Presidente della Corte dei Conti Raffaele Squietieri nel 2013. Nulla è cambiato da allora. Anzi, tutto è peggiorato. L'inefficienza ci costa ben due punti di PIL pari a 30 miliardi di mancata crescita all'anno. Secondo un'indagine UE sulla qualità delle Pubbliche Amministrazioni, peggio dell'Italia vanno solamente Grecia, Turchia e Croazia. Su base regionale, la ricerca evidenzia come il solo meridione d'Italia occupa le ultime trenta posizioni, peggio fanno solamente le regioni turche e bulgare [fonte]

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Ideona della Camusso, dimezzare la disoccupazione con mezzo milione di assunzioni nel pubblico impiego

settembre 18, 2016 at 4:52 admin

Questa poi l'avevamo già sentita. Alla segretaria Camusso è venuta una ideona: con la modica spesa di 30 miliardi, assumiamo 520.000 nuovi Statali e dimezziamo la disoccupazione. In verità la proposta non è propriamente nuova, quella di spendere a deficit per ridurre la disoccupazione fu la soluzione sperimentata negli anni '70 ed '80 nel meridione d'Italia con la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro fittizi nel pubblico impiego di cui ancora oggi si tenta di smaltire l'ingolfamento con le nuove norme sulla mobilità ed il trasferimento dei docenti al nord. Pensiamo solamente ai guasti ed ai danni procurati all'economia dall'organico gonfiato dei trentamila forestali siciliani. Eppure la Cgil insiste nel proporre come soluzione per far ripartire la crescita e la produttività, l'assunzioni dirette a tempo indeterminato negli organici delle PA finanziate guarda caso da una patrimoniale. Quand'anche si riuscisse a recuperare questa enorme ricchezza per finanziare posti di lavoro inventati fuori mercato, una volta impiegata ed esaurita, che cosa facciamo li licenziamo o facciamo altro debito per mantenerli in servizio? Siamo fiduciosi che la storia prima o poi riesca ad insegnare qualcosa ed a far venire idee nuove anche alla Cgil...[fonte]

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Il 25 agosto il Ruolo Unico sarà Legge, i mandarini ministeriali se ne faranno una ragione

agosto 13, 2016 at 6:40 admin

Il Governo appare determinato, il prossimo 25 agosto il CdM approverà il Decreto attuativo della Delega di Riforma della PA sul riordino della dirigenza pubblica che in alcun modo può rischiare di decadere perché al suo compimento sono vincolate la flessibilità dei conti 2016 concordata con la Commissione Europea ed i Fondi strutturali. La sola incertezza riguarda l'introduzione delle norme transitorie in particolare la salvaguardia richiesta dai Dirigenti Generali in carica, ma i mandarini ministeriali che mal digeriscono il Ruolo Unico e segnatamente la previsione dell'incarico a termine, dovranno per forza di cose venire ad una mediazione anche perché, l'approvazione definitiva di questo pezzo di riforma è propedeutica al rinnovo dei contratti pubblici ed al nuovo T.U. del pubblico impiego che sarà promulgato ad inizio del 2017 [fonte.1] [fonte.2]

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Licenziamenti, automatismi, contenziosi ed impugnative, Rughetti chiarisce il nuovo procedimento disciplinare della Riforma

giugno 28, 2016 at 1:47 admin

Angelo Rughetti, Sottosegretario del Governo Renzi al Ministero della Semplificazione e Pubblica Amministrazione intervistato da Oscar Giannino per Radio Sole 24 ci aiuta a comprendere le novità introdotte nell'ordinamento con l'approvazione definitiva nel Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2016 del Decreto Attuativo della Riforma Madia in tema di licenziamenti disciplinari: rispetto alle norme vigenti, le modifiche apportate rendono effettiva la procedura amministrativa del licenziamento a seguito di attestazione fraudolenta della presenza in ufficio. Un procedimento che pur scritto e previsto sulla carta, nella realtà non vedeva applicati i suoi effetti pratici perché l'unico modo per realizzarlo era l'intervento del Giudice. Infatti, tutti i casi di assenteismo fino ad ora sono venuti alla ribalta della cronaca, grazie all'intervento delle Procure che piazzano le telecamere e poi fanno scattare gli arresti. A ben riflettere, è come una sorta di ammissione di impotenza della Pubblica Amministrazione che fuori dal sistema penale, NON aveva strumenti per difendersi. Il Decreto attuativo della Riforma della PA, interviene a rimuovere questi ostacoli stabilendo in primo luogo un automatismo in caso di flagranza di reato: se ti scorgo de visu oppure se c'è una telecamera che ti riprende mentre timbri ed abbandoni il posto di lavoro, non c'è più bisogno di cercare prove documentali con indagini complesse, ma scatta un "procedimento disciplinare atipico" che in 48 ore prevede la sospensione dallo stipendio e la convocazione per contestare gli addebiti. Il lavoratore avrà 30 giorni per produrre una difesa a sua discolpa. Se risulterà convincente, rientrerà in servizio, diversamente sarà licenziato. Questo è il modo più diretto che abbiamo immaginato per superare gli ostacoli al licenziamento disciplinare fin qui sostanzialmente non applicato perché da un lato non avevamo un automatismo e dall'altro, la procedura disciplinare comprendeva una fattispecie astratta di casi molto diversi. Il nuovo procedimento disciplinare beninteso, varrà solamente nei casi di evidenza conclamata di comportamenti fraudolenti. Un altro elemento importante introdotto dal Decreto attuativo, riguarda la facoltà di impugnativa. Fino ad oggi, anche quando si arrivava al licenziamento, il lavoratore infedele veniva reintegrato sul posto di lavoro dal Giudice non perché le Amministrazioni fossero incorse in errori, ma per vizio di forma. La nuova norma sul punto è molto importante: fatta salva l'eccezione dei giusti termini a difesa, in tutti gli altri casi eventuali ritardi di notifica ad esempio, NON potranno essere causa di impugnativa. Quindi da un lato riduciamo il contenzioso, dall'altro la nuova norma non vanifica la procedura di licenziamento per un semplice vizio di forma. Riassumendo: la impugnativa giudiziale resta solamente in caso che si riesca a dimostrare davanti al Giudice che il licenziamento è avvenuto per motivi discriminatori. Non c'è più discrezionalità che era molto spesso l'elemento collusivo della Dirigenza nel valutare i comportamenti del dipendente; si restringe l'area delle possibili impugnative; si interviene automaticamente nelle 48 ore con la sospensione, e si concedono 30 giorni per la difesa. Come si fa a cambiare mentalità, visto il perdurare del fenomeno chiede Giannino. La norma serve per restituire dignità ai dipendenti pubblici che mandano avanti la baracca risponde il sottosegretario Rughetti. Diversifichiamo il trattamento in ragione delle diverse situazioni. A differenza di Brunetta noi non pensiamo che i dipendenti pubblici siano tutti fannulloni, ed investiamo perché dove funziona il sistema pubblico fa la differenza. Dove abbiamo imprese degli EELL che offrono servizi di qualità in tempi brevi e certi, quelle aree ne traggono un vantaggio competitivo. Siccome le risorse a disposizione sono poche, non le daremo a pioggia come è accaduto fin qui, bensì andremo a metterle in quei servizi che le comunità richiedono. Non sarà lasciato ai dirigenti illuminati scegliere quali obiettivi raggiungere perché magari ha interesse a premiare tutti. Le risorse saranno allocate sulla domanda dei clienti della PA: cittadini ed imprese.

[dlgs-Madia-Licenziamenti]

[dlgs-Madia-Licenziamenti-CdM-120-16]

[Radio Sole24Ore-Giannino intervista Rughetti]

 

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