docenti, le origini del male oscuro

E’ pur vero che la moderna pedagogia, inclusiva ed egualitaria, fa dell’insegnante in cattedra una sorta di primus inter pares declassando il sapere e la competenza alla stregua di una opinione comune tra le tante chiamate in gioco nella scuola contemporanea, figlia naturale del ’68.
E’ pur vero che in un simile contesto culturale il mestiere del professore è posto “fuori ruolo” nella società per cui un genitore non di rado si sente in diritto di redarguirlo e metterlo a posto come merita colui che si azzarda a ridimensionare le aspirazioni che molto spesso coincidono con le blasonate illusioni familiari.
E’ pur vero che gli alunni oggi, segno dei tempi, nel professore non vedono una guida esperta che t’insegna a percorrere le strade irte del sapere quanto piuttosto, un amico la cui complicità viene utile ad estorcere benevolenza, quando non totale compiacenza compensativa delle insufficienze od anche delle vere e proprie deficienze.
E’ pur vero che i numerosi quanto inutili e dannosi processi di riforme successive hanno finito per diseducare gli alunni oltre che i loro genitori, la risultante della quale è stata una confusione di ruoli contrabbandata per democratizzazione della Istituzione scolastica dove una innumerevole congerie di figure ha sottratto spesso inappropriamente e surclassato, compiti e responsabilità esclusive da sempre in capo ai docenti.
Ebbene, seppure questi siano tutti validi motivi che hanno potuto concorrere a frustrare quella ch’è stata lungamente e fino ad un tempo nemmeno poi lontano, una professione il cui esercizio rendeva un importante prestigio sociale e sulla quale ogni famiglia sapeva di poter contare per dividere con essa il difficile compito di educare, la crisi attuale e gli episodi di cedimenti improvvisi che si registrano ad opera di tanti professori delusi e disillusi, non si spiegano senza far ricorso alla memoria storica. I prof che sono in cattedra in questo secondo decennio del XXI secolo, sono i figli impoveriti nello spirito e mai cresciuti di quelli stessi che nei mitici anni del ’60 pensavano di liberare l’uomo cancellando il passato e la storia; sovvertendo ogni ordine morale; azzerando ogni secolare traguardo con la pratica egualitaria del ritorno allo stato di natura. Si dicevano figli dei fiori e nutrivano la pretesa di poter crescere e procreare fuori degli schemi. I frutti di tanta elevazione di spirito, sono una generazione di ultracinquantenni immaturi e mai cresciuti, che di fronte quotidianamente si ritrova in classe degli adolescenti in fisiologica crisi di crescita e per i quali non ha parole; non ha risposte perché anch’essa le cerca e non le ha mai trovate.

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